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Il viaggio dell’anima nell'aldilà
 Dopo la mummificazione del
corpo l’anima del defunto iniziava il cammino che
l’avrebbe condotta davanti al Tribunale di Osiride
.
A partire dal Medio Regno nella tomba del defunto
venivano collocate delle carte dell’”al di là” che
indicavano il percorso da seguire, in modo che l’anima non corresse il rischio
di perdersi in questi campi sconosciuti.
Inoltre il “Libro delle Due Vie” indicava i pericoli che l’anima incontrava nel
suo viaggio, mentre il “Libro dei Morti” offriva
formule e riti magici che associati agli incantesimi e agli amuleti le avrebbero
permesso di vincere tutte le prove.
Dopo aver lasciato la tomba, l’anima iniziava il suo peregrinaggio nel deserto
occidentale finchè, giugendo ad un albero di sicomoro abitato da una divinità,
solitamente Hathor, le venivano offerti cibo e acqua; accettando questi doni
l’anima dimostrava così il “non ritorno” cioè la volontà di proseguire il suo.
Da quel momento iniziavano le prove sui cammini dell’Occidente.
Inizialmente l’anima incontrava dei demoni dalla testa di coccodrillo, dei
serpenti, il dio Apophis e i demoni Am-au Hai e Hass,
che cercavano di divorarla o di morderla.
Doveva poi attraversare ed abbeverarsi in un fiume dall’acqua ribollente, quindi
giungeva nelle paludi dove delle scimmie, nel più assoluto silenzio, gettavano
delle reti per catturare i demoni e le anime smarrite.
Come poteva l’anima superare indenne tutte queste prove e giungere al bordo del
lago al di là del quale si trovavano le rive del regno di
Osiride?
Soltanto proteggendosi con degli incantesimi e con la recitazione delle formule
magiche del “Libro dei Morti” con le quali l’anima si dichiarava completamente
identificata con le divinità.
Nel “Libro delle Due Vie” l’anima giunge al lago di Rosetau, custodito da un
coccodrillo con la testa di ariete e armato di un coltello.
Nei Testi delle Piramidi ci sono due indicazioni
per attraversare il lago che in questi testi viene chiamato Kha.
In una Thot , sotto forma di ibis, trasportava l’anima
sulle sue ali; nell’altra versione un genio traghettava il defunto che doveva
subire dal barcaiolo e da ogni parte dell’imbarcazione un interrogatorio nel
corso del quale doveva dire a ciascuno quale fosse il suo nome.
Superata anche questa prova, l’anima giungeva finalmente nel regno osiriano,
dove veniva accolta dagli dei che assistevano Osiride e condotta davanti al
tribunale per subire il giudizio |
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