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Tutto ebbe inizio otto anni prima di quella memorabile mattina del 4
novembre 1922, quando il piccone degli scavatori portò alla luce
il primo di sedici gradini che
immettevano alla tomba di Tutankhamon.
Fin dal 1914, Lord Carnavon e
Howard
Carter avevano ottenuto dal governo egiziano la concessione per
attuare scavi nella Valle dei Re, anche se, a detta degli specialisti e della
stessa direzione del reparto antichità del Cairo, il luogo "non offriva più
alcuna possibilità di nuove scoperte".
Tuttavia Carnavon e
Carter erano di parere diverso, anche se i motivi su cui fondavano la speranza
di trovare una tomba, e proprio quella di Tutankhamon, erano fragilissimi
e basati su reperti di precedenti campagne archeologiche: una coppa di
ceramica con il nome del faraone, una cassetta di legno rotta che conteneva
foglioline d'oro recanti lo stesso nome, vasi in terracotta in cui erano
state riposte bende di lino che risultavano risalire alle cerimonie funebri
di Tutankhamon. L'istinto sicuro dell'archeologo, l'incrollabile fiducia
nella proprio fortuna e oltre sei anni di tenace ricerca guidarono Carter
all'ingresso della tomba, situato tra i resti di alcune capanne per operai
della XX dinastia. Lord Carnavon si trovava allora in Inghilterra ma, richiamato
da un telegramma di Carter, venti giorni dopo giunse a Luxor con la figlia
per sovrintendere all'apertura della prima porta, che però risultò
essere già stata violata e poi risuggellata. Più oltre si
apriva un corridoio di dieci metri pieno di detriti, all'estremità
del quale gli scavatori incontrarono una seconda porta con i suggelli di
Tutankhamon spezzati: anch'essa, in epoche lontane, era stata varcata da
visitatori clandestini. Carter aprì un'apertura nell'angolo superiore
sinistro e introdusse nel foro una candela e ciò che gli apparve
lo lasciò esterefatto: aveva davanti agli occhi la realizzazione
dei sogni di ogni archeologo. Quando il 27 novembre la porta fu finalmente
aperta, anche Lord Carnavon, sua figlia Lady Evelyn e l'egittologo Callender,
che era giunto alla prima notizia della scoperta, videro sfavillare alla
luce di una forte lampada elettrica cofani preziosi, un trono d'oro, vasi
di alabastro, bizzarre teste d'oro di animali a cui facevano da sentinella,
l'una di fronte all'altra, due statue con grembiuli e sandali d'oro; ma
fra tanti tesori non c'era nè un sarcofago nè una mummia!
La scoperta di un'altra porta, la terza, che portava segni di effrazione
e di un successivo sigillamento fece rinascere le loro speranze, anche
se non comprendevano come dei ladri si fossero dati la pena di penetrare
oltre la terza porta, prima di essersi impadroniti di quanto avrebbero
potuto asportare dal vano precedente. E le sorprese non erano ancora terminate.
Una piccola camera laterale era colma fino all'inverosimile di suppellettili
e di oggetti preziosi di ogni genere, rimossi e in parte danneggiati dai
misteriosi visitatori. Il materiale finora venuto alla luce era enorme,
e immenso si prospettava il lavoro di classificazione, catalogazione, asportazione
e conservazione che doveva essere intrapreso. Con la consulenza di specialisti
di prim'ordine (fotografi, disegnatori, chimici, storici, ingegneri, botanici),
inviati dalle maggiori università e musei americani ed europei,
il primo oggetto fu portato in superficie il 27 dicembre e il lavoro di
rimozione andò avanti per quasi due mesi: la sola anticamera conteneva
circa settecento pezzi e alcune casse richiesero, da sole, intere settimane
per essere svuotare da oggetti preziosi, armi e vesti. C'erano poi tre
ingombranti bare, il trono con spalliera decorata e quattro carrozze che,
non potendo, per le loro dimensioni, essere introdotte intere nella tomba,
erano state segate in vari pezzi, che i ladri poi avevano disperso un po'
dovunque. Per la metà di febbraio del 1923, l'anticamera era ormai
sgombra e si poteva procedere all'apertura della porta che si sperava nascondesse
la mummia. Il 17 febbraio, venti persone(membri del governo e scienziati)
erano state ammesse all'interno della tomba di Tutankhamon per assistere
all'apertura della porta dietro la quale si supponeva si trovasse la mummia,
mentre Carter iniziava a rimuovere lo strato di pietre superiori nel silenzio
più assoluto. Appena l'apertura fu abbastanza ampia da consentire
l'introduzione di una lampada elettrica, apparve ai suoi occhi una visione
portentosa. Si trattava di un muro d'oro massiccio che risultò poi
essere la parete anteriore del più prezioso e più vasto cofano
mortuario mai venuto alla luce. Due ore di difficile lavoro consentirono
agli scopritori di penetrare all'interno della camera sepolcrale, ed ecco
svelarsi il cofano tutto ricoperto d'oro, sui cui fianchi erano incastrati
lucidi pannelli di maiolica azzurra, coperti di segni magici. Le sue dimensioni
erano così vaste da lasciare sgomenti: 5,20x3,35x2,75 metri. Le
grandi porte a battenti della parte orientale si aprirono facilmente perchè
non erano suggellate, ma il secondo cofano splendente che esse racchiudevano,
portavano un sigillo: intatto! La mummia non era stata violata, Tutankhamon
giaceva nella sua tomba così come vi era stato deposto trentatre
secoli prima. L'emozione dei presenti era così profonda, che l'adiacente
camera del tesoro (che pure conteneva oggetti artistici di inestimabile
valore) passò quasi inosservata. Le indagini successive intorno al
ritrovamento durarono parecchi anni. Nel 1926 fu aperto il cofano d'oro
e l'anno successivo furono estratte e separate quattro bare contenute una
nell'altra e costituite, complessivamente, da circa ottanta pareti; il
loro trasporto richiese ottantaquattro giorni di duro lavoro. L'ultima
bara racchiudeva l'enorme scrigno ricavato da un unico blocco di quarzo
giallo, coperto da una lastra di granito. All'interno c'erano dei lini,
sotto i quali apparve il re. Non era ancora la mummia, ma il ritratto in
oro del giovane faraone; la testa a tutto tondo aveva il volto in oro puro
dipinto, gli occhi in aragonite e ossidiana, le palpebre e le sopracciglia
in lapislazzuli; anche le mani erano a tutto tondo, il corpo, invece, lavorato
a bassorilievo. Quando l'11 novembre 1927, la mummia di Tutankhamon fu
resa agli studiosi, apparve subito evidente che gli oli e le resine avevano
indurito e incollato tutto. Ad accezione del volto, dei piedi e delle mani
che erano chiusi in involucri d'oro, l'ossidazione dei composti resinosi
aveva quasi completamente carbonizzato i tessuti e le ossa.
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TOMBA
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