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Il mistero che da secoli costringe gli egittologi e gli ingegneri a
essere vaghi sulla tecnica usata per costruire le piramidi (e in
particolare la grande piramide di Cheope, a Giza) potrebbe aver trovato
una soluzione grazie a studi impeccabili di un architetto francese e
all'utilizzo di sistemi informatici di calcolo e di misurazione della
costruzione in questione.
Jean-Pierre Houdin chiarisce – grazie alle avveniristiche risoluzioni di
computer grafica cosiddette 'real time' 3 D di Dassault systèmes - come
gli antichi egizi attorno al 2550 a. C. siano riusciti a innalzare quel
mostro di ingegneria edile che è la piramide di Cheope; e parla con
sicurezza della piramide come primo esempio di 'costruzione industriale'.
Le soluzioni 'real time' 3D hanno permesso ad Houdin di elaborare un
teoria convincente, capace di illustrare in modo chiaro un processo di
costruzione avvenuto in tre distinte fasi:
l'utilizzo di una scala esterna per l'erezione dei primi 43 metri della
piramide;
l'impiego di una scala interna a spirale, che si snodava dietro le facce
della grande piramide, per completare la costruzione;
un ingegnoso sistema di contrappesi nella grande galleria, per sollevare
a mo' di carrucola i blocchi, pesanti fino a 60 tonnellate, per la parte
finale.
Vediamo nel dettaglio l'intero procedimento, che ha permesso di
innalzare al cielo la più celebre delle sette meraviglie del mondo
antico.
Lo studioso francese per 6 anni ha lavorato a tavolino grazie al
programma informatico elaborato da Dassault Système, in un susseguirsi
di calcoli e disegni geometrici: "E' la dimostrazione che oggi si può
fare ricerca senza intraprendere scavi invasivi verso l'habitat
archeologico. Solo infatti negli ultimi due anni Houdin ha verificato la
sue teorie sul terreno", afferma Zahi Hawass, Direttore del Supremo
Consilio delle Antichità in Egitto.
La prima conclusione sicura da parte dell'architetto transalpino è di
per sé destinata a sollevare un polverone: è certo che la piramide non è
orientata in base alla costellazione d'Orione, né come questa si
presentava nel 2550 a. C., reale momento della sua costruzione, né tanto
meno come Orione era disposta nel 10.500 a. C., data di una presunta
costruzione ipotizzata da ufologi millenaristi privi di credibilità
scientifica; i lati sono invece effettivamente orientati secondo i 4
punti cardinali. Passando all'aspetto ingegneristico, Houdin ha notato
il ruolo centrale della camera del re, intorno alla quale ruota tutto il
monumento: ci sarebbero stati così due progetti, la camera sepolcrale e
il rivestimento. Nella prima fase si costruì la piramide fino alla base
della camera del re posta a quota 43 metri, portando i blocchi con una
rampa: "Ma nel farlo - dice Houdin - si fecero due camere temporanee,
destinate ad accogliere Cheope in caso di morte prematura: la camera
sotterranea, durante i primi 10 anni di costruzione e la camera della
regina, attiva nei 7 successivi. Poi rimasero inutilizzate". Man mano
che la costruzione proseguiva, la rampa diventava sempre più ripida e
più lunga: per raggiungere quota 146 metri, l'altezza finale, sarebbe
stata necessaria una pendenza proibitiva, sviluppata su una distanza
troppo lunga: una follia!
Ecco l'idea geniale degli architetti: erigere prima la definitiva camera
del re (da 43 a 76 metri), portando i blocchi necessari con una
carrucola azionata da un sistema di contrappesi; e poi mantenere la
struttura ricavata aperta su un lato per poterla usare, come base
d'appoggio, per la salita dei blocchi per la parte superiore: in questo
modo si arrivò a 140 metri su tre lati e in seguito si chiuse
progressivamente il lato aperto, che mostrava lo spaccato della
costruzione da quota 43 a quota 140 metri. Anche pyramidion fu costruito
con carrucole a contrappeso, sostenute questa volta da impalcature in
mattoni crudi: la più celebre tra le 7 meraviglie del mondo era pronta e
toccava, dopo più di trent'anni di lavoro, 146 metri.
"Gli egizi avevano formidabili conoscenze di geometria, matematica,
geologia e dunque solo un architetto può illuminarci sulle tecniche
impiegate", scrive l'egittologo Zahi Hawass nella prefazione al libro di
Houdin (Les secrets de la construction de la Grande Pyramide, Farid
Atiya Press), mostrandosi convinto della validità del metodo impiegato e
del fondamento dei risultati raggiunti.
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