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La teologia menfita nacque in seguito a circostanze
politiche che avevano indotto i sovrani delle prime dinastie a
stabilire, al confine dei due antichi regni, una città che aumentò la
sua importanza sino a diventare la capitale dell’Egitto unificato:
Menfi.
Considerando che in quell’epoca il dio della capitale era la divinità
principale del paese si ricorse alla creazione di un nuovo sistema
teologico in modo da poter dare la priorità a Ptah, dio di Menfi,
togliendola ad Atum, dio di
Eliopoli.
La teologia segue quella eliopolitana solo come schema storico, ma ne
trasforma lo spirito modificandone i dati costitutivi per poterli
adattare al nuovo culto.
Ptah divenne così il Demiurgo, il dio-creatore, identificato in Ur wr,
il “Grande”, che in virtù della sua forza s’innalza dal
caos e dà vita ad una nuova Enneade.
Questa Enneade è formata da otto divinità:
Tatenen, dio menfita personificazione della terra che emerge dal caos.
Nun l’oceano primordiale e la sua
compagna Nunet.
Atum e altre quattro divinità che si crede si
possano identificare con Horo, Thot,
Nefertem ed un dio serpente.
Probabilmente nel periodo della terza dinastia è possibile datare
l’originale di una trascrizione epigrafica “Stele del faraone Shabaka”
,XXV dinastia, nota come “teologia menfita”.
Questa è la traduzione fatta da Sergio Donadoni (La religione
nell’Antico Egitto. Testi Religiosi):
”Gli dei che ha l’aspetto di Ptah:
Ptah sul grande trono …
Ptah_Nun, il
padre che (generò) Atum.
Ptah_Nunet la madre che partorì Atum./
Ptah il Grande.
E’ il cuore e la lingua dell’Enneade.
…
Egli ha l’aspetto di cuore come immagine di Atum; egli ha aspetto di
lingua come immagine di Atum.
E’ il grandissimo Ptah che ha stabilito (la vita) a tutti gli dei e ai
loro ka con questo cuore e con questa lingua in cui Horo ha preso forma
come Ptah, in cui Thot ha preso forma come Ptah.
Accade che il cuore e la lingua abbiano potere su tutte le altre membra,
per la dottrina che (il cuore) è in ogni corpo e (la lingua) è in ogni
bocca di tutti gli dei, di tutti gli uomini, di tutti gli animali, di
tutti i rettili, di tutto quel che vive, mentre (il cuore) pensa e (la
lingua) comanda tutto ciò che essi vogliono.
La sua (cioè di Ptah) Enneade è in cospetto a lui come denti e labbra,
sono il seme e le mani di Atum.
Infatti è venuta in esistenza per l’Enneade per il seme e le mani di Atum.
L’Enneade invero è i denti e le labbra di questa bocca che pronunciò i
nomi di ogni cosa, da cui sono usciti Shu e Tefnut che han generato l’Enneade.
Il vedere degli occhi, l’udire delle orecchie, il respirare del naso fan
salire al cuore.
Ed esso fa che esca ogni conoscenza. E’ la lingua che
ripete quel che ha pensato il cuore. Così nacquero tutti gli dei e fu
compiuta la sua Enneade.
Venne in esistenza ogni parola divina per mezzo
di quel che il cuore aveva pensato e che la lingua aveva ordinato.
Così furono fatti i ka e le hemsut, che procurano ogni abbondanza e ogni
offerta per mezzo di questa parola.
(Fu data la giustizia) a chi fa quel
che si ama (e il torto) a chi fa quel che si detesta.
Così fu data la vita al buono e fu data la morte al malvagi. Così fu
fatto ogni lavoro ed ogni arte, il fare delle mani, l’andare dei piedi,
il moto di tutte le membra secondo il comando pensato dal cuore e
espresso dalla lingua, che compie l’essenza del tutto.
Accadde che lo si chiamasse (Ptah), “Colui che ha fatto il tutto e che
ha chiamato in esistenza gli dei”:
E’ Ptah-Tatenen che ha creato gli dei, da cui è uscita ogni cosa, come
offerte e abbondanza, come offerta agli dei, come ogni cosa buona.
Così Ptah fu contento dopo che ebbe creato ogni cosa ed ogni parola
divina.
Egli creò gli dei, fece le città, fondò i nomoi (cioè i distretti), pose
gli dei nei loro santuari, consolidò le loro offerte, fondò i loro
santuari, fece i loro corpi simili ai loro desideri.
Così entrarono gli dei nei loro corpi di qualsiasi specie di legno, di
qualsiasi specie di pietra, di qualsiasi specie di minerali (cioè ogni
tipo di statua divina), di qualsiasi specie di sostanze che nascano su
di lui (cioè Ptah, identificato ora con Geb, dio-terra) e di cui essi
abbiano preso l’aspetto.
Così si sono riuniti per lui tutti gli dei ed i loro ka, contenti ed
uniti con il Signore delle Due Terre”.
La teologia menfita è una dottrina nettamente spirituale basata
sull’intelletto e la supremazia del verbo.
Un dio che crea con il cuore e con l’espressione è senz’altro una delle
conquiste più alte del pensiero religioso egizio.
Gli dei dell’Enneade non sono più il concretarsi di un’azione, non sono
più la mano, il seme, lo sputo del demiurgo ad essere creati, ma sono
considerati i denti e le labbra di Ptah, cioè il risultato della parola
articolata messa al servizio dell’intelligenza.
L’intelligenza e la parola divina personificate in Horo e Thot, assumono
il compito di chiamare in esistenza quel che esiste.
La teologia menfita, proprio per il suo carattere nettamente
intellettuale, non fu mai molto popolare, apprezzata però dai teologi
che la adattarono al culto delle divinità che adoravano.
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