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La
terra abitata dai Sumeri circa 5.000 anni fa non era certo un paradiso.
Piatta, arida, povera di minerali, sembrava poter offrire solo una vita
precaria.
Tuttavia i Sumeri, dotati di risorse e di inventiva, svilupparono un
sistema molto complesso e perfezionato di irrigazione, con canali che
convogliavano le acque del Tigri e dell'Eufrate nei loro terreni
rendendoli fertili. Si organizzarono, inoltre, in città-stato, con leggi
che garantivano l'equilibrio sociale.
Nonostante l'alto livello organizzativo, essi si rendevano conto che la
loro prosperità era sempre appesa ad un filo. Sapevano che le
inondazioni e altre calamità naturali avrebbero potuto annientarli,
perciò sapevano bene che la loro esistenza era nelle mani di un potere
sovrannaturale, che si identificava nel dio che regnava su ciascuna
città, il sovrano terreno, la cui autorità derivava dalla scelta di
un'assemblea ed era in realtà un servitore di dio.
Il tempio del loro dio veniva generalmente innalzato sulla cima di una
grande piramide a gradini (ziggurat). Dal momento che nella
Mesopotamia del sud mancavano le cave di
pietra, i Sumeri costruivano le ziggurat e le case con mattoni seccati
al sole.
Lo stampo per i mattoni fu una delle tante invenzioni sumere, assieme al
tornio, all'aratro, alla barca a vela, alla clessidra od orologio ad
acqua, alle lavorazioni in rame e bronzo, alle incisioni e ai lavori
d'intarsio.
I gioiellieri sumeri creavano raffinati oggetti d'oro, argento e pietre
dure, mentre gli scultori intagliavano oggetti in legno e avorio, come
pure i sigilli cilindrici, costruiti in pietra, dove erano incise
immagini di persone, animali e altri soggetti, che poi servivano da
timbro da premere contro la creta umida.
L'argilla ebbe un ruolo molto importante in quella che fu la più grande
invenzione sumera: la scrittura.
La loro prima forma consisteva in ideogrammi incisi su pietra.
Ma l'argilla abbondava rispetto alla pietra, e si prestava maggiormente
all'incisione, che veniva pratica con un semplice stilo di canna, e
quindi si lasciava seccare al sole.
L'unico problema era che lo stilo rigido usato sull'argilla non era
adatto a riprodurre le linee curve necessarie a rendere "leggibili" gli
ideogrammi.
Così, col tempo, i simboli vennero talmente stilizzati da divenire
irriconoscibili; ne risultarono i caratteri tozzi, lineari, a forma di
cuneo, che noi ora chiamiamo "cuneiformi".
Iside
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