|
|
Storie di dee
Nella società egizia la
donna
poteva ricoprire le più importanti cariche dello stato: nessuna strada le
era preclusa.
Troviamo così faraoni e
sacerdoti donne la cui fama ha
sfidato il passare dei secoli grazie alle loro personalità davvero uniche.
la civiltà egizia dimostra ancora una volta il suo alto grado di
evoluzione ponendo la donna al pari dell'uomo.
Anzi, l'uomo non era
considerato tale senza la donna.
Questo concetto rientrava nella visione
della dualità egizia che corrispondeva ad un equilibrio armonico in
accordo con l'equilibrio universale. Parte maschile e parte femminile
avevano assolutamente lo stesso valore ed erano indissolubili. E non solo
sulla terra, nel mondo dei vivi, ma anche in cielo, nel pantheon degli
dei. Questa parità anche a livello ultraterreno trova conferma
nell'analisi delle concezioni legate al principio della creazione.
Uno dei
più antichi miti relativi all'origine del mondo vedeva
Atum, unico essere
dell'universo, utilizzare la mano per il solo atto creatore possibile
‑quello della masturbazione, intesa come simbolo del potere creatore della
mente e della mano, quest'ultima artefice di tutte le creazioni umane.
Con
l'evolversi della teologia la mano diventò un simbolo dell'elemento
femminile contenuto nella mente divina e venne identificata con la dea
Iusaas, consorte di Atum, con la quale il dio creò la prima coppia divina
costituita da Shu, divinità maschile che rappresentava l'atmosfera
luminosa, l'aria e la luce, e Tefnut, entità femminile che indicava
l'umidità.
Da questa prima coppia divina successivamente furono generati
Geb, dio della terra, e Nut, dea del cielo.
I teologi egizi elaborarono
varie teorie relative alla creazione degli dei e degli uomini che si
diffusero nel mondo, a seconda del periodo storico e dei diversi centri
politici. Un elemento costante era la complementarità tra parte maschile e
femminile. Ad esempio, per i sacerdoti di Hermopolis, il principio vitale
era costituito da quattro coppie di dei, maschili e femminili:
Nun e
Naunet che rappresentavano l'umidità, Kek e Keket le tenebre, Hehu e Hehet
l'infinito spaziale e infine le due entità nascoste Amon e Amonet.
Rimanendo nella sfera del divino, la donna nei panni di dea veniva
raffigurata con diverse sfaccettature e poteva esprimere lati terribili e
pericolosi oppure suscitare amore e compassione.
Nel "mito della
distruzione degli uomini", è presente un'entità femminile complessa: la
dea Hathor.
Questa divinità fu inviata dal dio Ra contro quegli uomini che
avevano minacciato di scacciarlo dal trono divino per via della sua età
avanzata. Hathor si scagliò con un'incredibile ferocia contro gli esseri
mortali che si erano invano rifugiati nel deserto. La dea li scovò e li
uccise, compiacendosi alla vista del sangue delle sue vittime. Una
versione di questo mito vede "La Dea Lontana" nei panni di Tefnut che
fugge nel deserto orientale della Nubia dove, prese le sembianze di una
leonessa feroce, semina il terrore tra la popolazione. La collera divina
sembrava davvero inarrestabile ma Shu e Thot, i messaggeri celesti inviati
da Ra, riuscirono ad avvicinare la terribile fiera e a intrattenerla con
affascinanti racconti tra cui quello celebre del leone e del topo, giunto
fino a noi grazie alla rielaborazione dello scrittore La Fontaine.
La dea
si commosse e decise di fare ritorno a casa ma non poteva certo entrare in
Egitto nei panni di una leonessa sanguinaria. Thot allora calmò la rabbia
della divinità versando vino nelle acque di Philae, dove essa si
abbeverava. Costei, scambiando il vino per sangue, ne bevve fino a placare
la sete, si ubriacò e finalmente si calmò. Al suo risveglio aveva
riacquistato il suo aspetto positivo e fu così accolta in Egitto come dea
Hathor con grandi feste e onori. Hathor infatti aveva un aspetto benefico.
Ella era considerata la madre del sole, la vacca celeste che ingoiava
l'astro diurno alla sera e lo partoriva al mattino, patrona della
danza,
della musica e dell'amore.
Gli Egizi la invocavano spesso "perchè
procurasse un focolare alla vergine e uno sposo alla vedova".
Proseguendo
con le dee benefiche del pantheon egizio possiamo ricordare
Iside e Mut.
Iside è la sposa di Osiride e rappresenta la moglie amorevole, che riporta
in vita il marito ucciso dal terribile Seth, e allo stesso tempo la madre
affettuosa e premurosa, che protegge il figlio Horus.
Questa immagine ebbe
un successo inimmaginabile: la madre amorevole, con il figlio Horus sulle
ginocchia, fu venerata anche dai Copti e passò a rappresentare la Vergine
cristiana, ancora presente nella nostra iconografia. Nei panni di madre
divina troviamo anche la dea Mut, sposa di Amon, il cui nome in egizio
significa proprio madre.
Le dee in terra invece erano rappresentate dalle
regine, le spose dei faraoni, che avevano il ruolo di completare la maestà
e la divinità del sovrano. |
|