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Allo scadere del trentesimo anno di regno, i faraoni
celebravano la festa detta "sed" o del giubileo reale. La cerimonia doveva
dimostrare il vigore del sovrano, condizione necessaria per il buon andamento
del regno. Uno dei momenti culminanti della manifestazione era la corsa rituale
del sovrano che dimostrava così il proprio vigore: doveva compiere tre giri
intorno a due costruzioni che simboleggiavano pietre confinarie. Il complesso
architettonico simboleggiava in tutte le strutture i compiti regali e l'unione
dell'Egitto: le cappelle, le case del Nord e del Sud e il palco reale con i
padiglioni per i due troni. L'altare rappresentava i limiti meridionali e
settentrionali del Paese. Il nome "sed" dato alla festa deriva dal termine con
cui gli egizi indicavano la coda di animale (toro o leone) che faceva parte
dell'abbigliamento regale (pendeva dalla vita del re) e simboleggiava la sua
potenza. La cerimonia si divideva in tre fasi: la prima ripeteva i riti
dell'incoronazione. Il re, vestito con il caratteristico abito bianco che lo
avvolgeva completamente lasciandogli scoperte solo testa e mani, riceveva le
corone dell'Alto e Basso Egitto mentre stava seduto alternativamente su due
troni, ognuno posto sotto una cappella. Nella seconda fase entravano in scena la
sposa del sovrano con i figli che rappresentavano l'eredità dinastica. Nella
terza fase il re alzava il pilastro "djied" (una colonna di pietra che
simboleggiava forse la spina dorsale del dio Osiride) per sottolineare la forza
e la stabilità del suo potere. La festa "sed" si concludeva con una processione
in cui il faraone faceva visita alle principali divinità del Paese.
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