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Niente grano per il pane? Niente orzo per la birra?
E allora niente lavoro !
Per anni i
Faraoni dell’Antico Egitto furono
sepolti nella Valle dei Re, le grandi tombe sotterranee erano scavate
nella dura roccia da squadre specializzate.
Questi uomini, successivamente, furono descritti come
schiavi dall’esistenza miserabile, vittime di brutali condizioni di
sfruttamento.
Ma era tutto vero?
I Faraoni erano così crudeli e spietati?
Secondo alcune iscrizioni ritrovate nelle tombe, un gruppo di questi
uomini, operai e non schiavi, organizzò il primo sciopero della storia.
Quando il faraone Thutmose I
decise, per porsi al
riparo dei violatori di tombe, di farsi costruire una tomba sotterranea,
nella zona chiamata poi Valle dei Re, i suoi successori ne seguirono
l’esempio per tutto il periodo delle prime tre dinastie del
Nuovo Regno.
L’impresa era ardua.
Bisogna scavare nella nuda roccia, creare passaggi, aperture segrete e
finte stanze.
Tutto ciò era affidato ad una sorta di corporazione artigianale,
incaricata anche della decorazione delle pareti interne delle tombe.
Gli artigiani alloggiavano in un villaggio creato appositamente in un
arido tratto del deserto noto come il “Luogo della verità”:
Deir
el-Medina.
Gli uomini erano organizzati in due squadre, dirette da un caposquadra,
e lavoravano otto ore al giorno per otto giorni consecutivi.
Il nono e
il decimo giorno spettava loro il riposo e potevano tornare dalle
famiglie.
Non lavoravano neppure in occasione delle grandi feste celebrative in
onore degli dei.
Il salario era pagato mensilmente in natura, grano per il pane e orzo
per la birra, il tutto proveniva dalle proprietà reali.
Ad ogni squadra erano assegnate alcune schiave per preparare la farina,
alcuni lavandai erano addetti al bucato e ai vasai era affidato il
compito di rifare i vasi che venivano rotti durante il lavoro.
Gli operai ricevevano, inoltre, razioni di pesce e verdura, legna da
ardere e olio per il corpo, necessario per poter lavorare nel caldo e
tra la polvere.
Lo stesso faraone in persona, di tanto in tanto, premiava i suoi operai
con merce pregiata come carne, vino, sale e birra asiatica.
Isolati, nell’impossibilità di poter coltivare orti, gli abitanti del
villaggio potevano contare solo sulla puntualità dei rifornimenti che,
generalmente, giungevano il ventottesimo giorno del mese.
Capitò, tuttavia, che durante il regno di Ramses III, i rifornimenti non
giunsero per diverse settimane.
Gli operai lasciarono i loro strumenti di lavoro e si recarono al grande
tempio funerario di Ramses II.
Sedettero disciplinatamente, rifiutando di tornare al lavoro se prima il
faraone non fosse stato informato della loro situazione.
Uno scriba, udite le loro ragioni, ordinò che venissero consegnate agli
uomini le scorte di grano assegnate proprio agli scribi, una quantità
sufficiente per un mese.
Altri scioperi furono organizzati nei mesi successivi per poter ottenere
anche gli arretrati.
Per quanto ci è dato sapere, nessuno fu punito per aver osato dettare
condizioni al faraone e stando a queste testimonianze sembra che i
faraoni siano ben lontani dai despoti spietati a volte descritti.
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