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Esercitare
il sacerdozio nell'Antico Egitto non significava rispondere ad una vocazione. Il
sacerdote egiziano non pregava, non si curava della morale pubblica, quasi non
aveva rapporti con i fedeli e la sola sua funziona era quella di servire il suo
dio. Dunque egli era il "servo di dio" (hem neter) ed era chiamato a prendersi
cura di esso e della sua casa, tenendo pulito il tempio e i suoi oggetti sacri
(ogni granello di polvere poteva costituire una minaccia per la potenza della
divinità), preservando dagli sguardi impuri a statua e soprattutto provvedendo
al servizio delle offerte e compiendo il rituale divino in modo tale che il dio
e il suo tempio fossero sempre in grado di assicurare la propria funzione: il
mantenimento dell'equilibrio universale, il rinnovamento della creazione, la
permanenza dei fenomeni cosmici (come il levarsi e il tramontare del sole, la
ciclicità delle stagioni, la piena annuale del Nilo) grazie ai quali la vita
sussiste e l'universo non torna al caos primordiale. Così, sotto l'
Antico
Regno, quella del sacerdote era una funzione che si assumeva per un certo
periodo di tempo come del resto molte altre cariche e professioni che
possedessero anche un aspetto religioso magari secondario. In quest'epoca
dominava l'aspetto puramente civile del sacerdozio e non si poteva ancora
parlare di un vero e proprio clero costituito. Durante il Medio regno, si
assiste ad una sostanziale modifica: ora i sacerdoti possono esercitare una
professione civile unicamente se questa sia alle dirette dipendenze dello Stato
e devono comunque dedicare la maggior parte del loro tempo alla loro funzione
religiosa. Ciononostante le più alte cariche clericali continuano ad essere
nelle mani di laici: gran sacerdote del dio protettore del nomos e sempre
nomarca, nella sua qualità di rappresentante del faraone, ed i primi profeti
sono spesso dei funzionari. inoltre, i sacerdoti di rango minore, che sono al
servizio del dio per un solo quarto della loro vita, possono tornare ai propri
mestieri laici per gli altri tre quarti.
Se in molti casi il sacerdozio era ereditario, il grado non era comunque il
alcun caso trasmissibile di padre in figlio e un gran sacerdote non poteva
passare alla propria discendenza la sua specifica funzione. In teoria il giovane
sacerdote avrebbe dovuto risalire tutta la scala gerarchica dai gradini più
bassi. Si poteva fare ingresso nel clero per propria scelta provenendo da tutt'altro
ambiente e un figlio di sacerdote non era obbligatoriamente votato al sacerdozio
o costrettovi con la forza. Sembra che spesso le alte cariche sacerdotali
venissero addirittura comprate.
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