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Ippolito Rosellini
Grazie
alla campagna Napoleonica in Egitto e alla commissione
scientifica che Bonaparte volle al suo seguito, l'Europa riscoprì la
civiltà egizia.
Le splendide incisioni del "Voyage dans la Basse et la Haute Egypte" e
delle due edizioni della "Description de l'Egypte" mostrarono lo
splendore della terra del Sacro Fiume.Grazie a
Champollion non fu più un mistero la
scrittura geroglifica.
Suo allievo ed erede spirituale, considerato "il padre dell'Egittologia
italiana", fu lo studioso Ippolito Rosellini.
Nato a Pisa il tredici agosto del 1800, a
diciassette anni iniziò a frequentare l'università pisana, dedicandosi
allo studio della lingua ebraica e alla storia della Chiesa.
Nel 1821, dopo aver conseguito la laurea in
teologia si trasferì a Bologna per seguire i corsi di lingue orientali
di Giuseppe Mezzofanti; ritornato a Pisa, a soli ventiquattro anni fu
nominato docente di Letterature Orientali e di Lingua Ebraica.
Un libro tuttavia, lo spinse a dedicarsi anima e
corpo ad una nuova disciplina era il "Prècis du système hièroglyphique,
pubblicato da Champollion nel 1824.
L'estate del 1825 segnò il cammino di Rosellini,
quando incontrò il Decifratore come soleva chiamare lo studioso
francese, giunto in Italia per studiare la collezione del Drovetti a
Torino.Tanto era l'amore e la passione per l'Egitto, che già al termine dello
stesso anno il giovane Ippolito pubblicò un opuscolo in cui in modo
semplice esponeva anche ai lettori meno istruiti la scoperta di
Champollion.
L'anno successivo i due studiosi si ritrovarono
nuovamente in Italia in occasione di un nuovo viaggio di Champollion
che, oltre a studiare nuovi reperti egizi, prese possesso della
collezione del console inglese Henry Salt, acquistata dal governo
francese.
Il soggiorno, che durò quattro mesi, contribuì a
solidificare un'amicizia profonda e sincera, tanto che Rosellini era
chiamato da Champollion "mio fedele compagno ed allievo".
Nel 1826, dopo una sosta a Torino, Rosellini partì
per Parigi dove conobbe l'orientalista Amedeo Peyron e l'abate Costanzo
Gazzera, docente di filosofia e appassionato linguista.
Durante i sette mesi del suo soggiorno parigino,
Rosellini aiutò Champollion a classificare la collezione Salt e la
seconda raccolta del Drovetti acquistata dal Louvre.
Proprio in quel periodo nacque l'idea per una
spedizione franco-toscana per poter esplorare scientificamente i resti
dell'antica civiltà egizia.Nel 1827, al suo rientro in Italia, Rosellini
mostrò il progetto al granduca Leopoldo, che preso da vivo interesse
diede la sua approvazione e stanziò la somma necessaria;
L'anno successivo con il finanziamento di re Carlo
X e il superamento degli ultimi ostacoli, la missione fu finalmente
approvata.
Il viaggio in Egitto e in Nubia iniziò nel luglio
1828 per concludersi nell'autunno dell'anno successivo, gli avvenimenti
più importanti, le osservazioni sulle ricerche e sulle scoperte furono
diligentemente annotate da Rosellini in un diario che verrà pubblicato
nel 1925 da Gabrieli.

Rosellini tornò a Parigi nel 1831 con l'intento di
pubblicare un'opera comune con l'amico e maestro Champollion, ma la morte
prematura dello studioso francese e una sorta d'inspiegabile diffidenza
del fratello di quest'ultimo verso Rosellini, impedirono che i risultati
della missione fossero pubblicati in un'opera comune.Negli anni 1834
- 1835 Rosellini tenne presso
l'ateneo di Pisa i primi corsi di lingua copta ed egizia svolti in
Italia.
Nel 1836 Richard Lepsius si trasferì a Pisa per
perfezionarsi sotto la sua guida.
Nel campo dell'egittologia, Rosellini era ormai diventato un personaggio
di primo piano.Purtroppo l'attività spesso frenetica, i numerosi
incarichi e spiacevoli polemiche che si protraevano da anni, minarono la
salute dello studioso pisano, già debilitata da malattie polmonari e
intestinali.
Rosellini si spense prematuramente, come il suo
Maestro, il quattro giugno 1843. |
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