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Un grido rompe il silenzio assolato della piana di
Giza. Un fotografo della spedizione dell'egittologo americano George
Reisner si sbraccia cercando di chiamare i colleghi, al lavoro in altri
luoghi della piana, che accorrono e cominciano a scavare. Scoprono così
una trincea rettangolare colma di piccoli blocchi di calcare di Tura. che
nasconde una scalinata di dodici gradini che si prolunga in un tunnel che
termina in un pozzo ostruito da altre pietre. In dodici giorni gli operai
liberano il pozzo. Nove metri più sotto trovano una nicchia dove sono
custodite alcune giare e un cranio di toro avvolto in una stuoia, di certo
un'offerta rituale. Il 7 marzo del 1925, a venticinque metri sotto terra,
gli uomini della spedizione archeologica scoprono una piccola stanza
scavata nella roccia: una camera funeraria scampata alle razzie dei
predatori un luogo inviolato protetto dalla roccia per decine di secoli.
Sono più di vent'anni che George Reisner, un egittologo di Indianapolis, e
i suoi collaboratori scavano sulla piana di Giza, il luogo sacro del sonno
eterno. Fino a quel momento, l'unica camera che la squadra americana ha
ritrovato intatta è quella di Impy, un direttore dei lavori pubblici del
periodo di Pepy II. Per il resto
è stato un susseguirsi di cumuli rimossi, sabbia, terra, pietre, rifiuti
voltati e rivoltati. Ogni volta che incontrano una camera mortuaria la
scoprono già saccheggiata e svuotata. Forse è per questo che quando il
fotografo scopre lo strato di gesso nasce una speranza. Peccato che
Reisner sia in America, richiamato qualche settimana prima dall'università
di Harvard. Al suo posto a dirigere i lavori, c'è Alan Rowe. Reisner viene
avvertito dell'eccitante scoperta e immediatamente intraprende ll lungo
viaggio di ritorno per la piana di Giza. Alla debole luce di una candela
Alan Rowe, attraverso un buco ricavato sulla porta di ingresso della
camera mortuaria, vede un sarcofago di alabastro e un luccichio
proveniente da alcuni oggetti costituiscono un corredo funebre molto
prezioso su cui campeggia il cartiglio del faraone
Snefru. E' la tomba del padre di
Cheope? Gli elementi in possesso
di Rowe sono troppo pochi per consentirgli di sostenere con certezza
quest'ipotesi anche se nella piccola stanza viene trovato un corredo di
eccezionale valore. Un baldacchino
con inciso il nome del re Snefru, un letto con testata, due sedie
ricoperte d'oro, vasi d'oro e di rame, una splendida portantina, un
cofanetto in legno dorato pieno di gioielli,
piatti e coppe d'oro. Fa
scattare foto, annota ogni particolare, però decide di non sollevare il
coperchio del sarcofago di alabastro per lasciare l'onore al capo della
spedizione, momentaneamente assente. Il 18 marzo, infatti, la tomba viene
chiusa per attendere l'arrivo di Reisner che arriverà a fine luglio dello
stesso anno.
L'apertura del sarcofago non avviene però immediatamente. La delicata
operazione viene preparata con estrema cura e i lavori riprendono solo nel
gennaio dell'anno successivo e terminano in dicembre. La notizia della
scoperta di una sepoltura segreta nel frattempo ha fatto il giro del
mondo. Le ipotesi si moltiplicano. C'è chi sostiene che si tratti della
tomba di Snefru, chi, invece, è convinto che appartenga al suo
predecessore, il re Huni o ad un altro sovrano della III dinastia. Il
momento della verità si avvicina. Alle dieci del mattino del 3 marzo 1927,
Reisner e i suoi assistenti, tra cui Alan Rowe, sono davanti al sarcofago
di alabastro. Gli occhi di tutti sono fissi sul coperchio che viene
sollevato lentamente. Quando la luce dei riflettori, fatti preparare dal
previdente Reisner, illumina l'interno del sarcofago, questo risulta, tra
lo stupore e la delusione generale, assolutamente vuoto. Sugli oggetti del
corredo funerario che ricolmano il piccolo ambiente, viene intanto letto
il nome di una regina: Hetepheres, la cui titolatura completa è la
seguente: "Madre del re dell'Alto e del Basso Egitto, seguace di Horus,
guida del governatore". Hetepheres viene subito identificata come moglie
di Snefru. e madre di Cheope, il costruttore della Grande Piramide alla
cui ombra si trova la tomba appena riportata alla luce. Ma dove è finito
il corpo della regina, visto che nella tomba si trova il suo corredo
funerario e persino i vasi canopi con ancora all'interno i suoi visceri?
George Reisner formula allora un'ipotesi fantasiosa ma suggestiva.
Hetepheres era forse morta dopo il suo sposo e a occuparsi dei suoi
funerali era stato il figlio Cheope. Questi aveva sepolto la madre a
Dahshur, in prossimità delle due piramidi del padre. Probabilmente alcuni
ladri erano poi entrati nella tomba della regina e l'avevano parzialmente
saccheggiata. Cheope, venuto a conoscenza del misfatto, aveva dato ordine
di riesumare le spoglie della madre e di trasferirle in una sepoltura
segreta a Giza. La mummia della regina sarebbe però andata distrutta
durante il trasporto (o probabilmente ne avevano già fatto scempio i ladri
per depredare i gioielli che erano avvolti tra le bende) e nessuno avrebbe
avuto il coraggio di confessarlo al re. Nella tomba scavata nella roccia
dell'altipiano di Giza sarebbero quindi stati trasportati soltanto il
baldacchino, il letto, le sedie, i gioielli e il sarcofago di alabastro di
Hetepheres. Qualcuno preferisce pensare che la regina riposi ancora
intatta in qualche angolo segreto del deserto. Rimane, per la felicità
degli occhi di Reìsner (e oggi per i nostri), l'elegante corredo e gli
splendidi gioielli per immaginare le fattezze e la vita della regina
scomparsa.

1927 - Il sarcofago della moglie di Snefru viene issata
fuori dal cunicolo che porta alla camera funeraria. |
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