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GEORGE REISNER
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1927 - Il sarcofago della moglie di Snefru viene issato fuori dal cunicolo che porta alla camera funeraria.


Un grido rompe il silenzio della piana di Giza.
Un fotografo della spedizione dell'egittologo americano George Reisner si sbraccia cercando di chiamare i colleghi che accorrono e cominciano a scavare.
Scoprono così una scalinata di dodici gradini che si prolunga in un tunnel che termina in un pozzo ostruito da altre pietre.
In dodici giorni gli operai liberano il pozzo.
Nove metri più sotto trovano una nicchia dove sono custodite alcune giare e il cranio di un toro avvolto in una stuoia, sicuramente un'offerta rituale.

Il 7 marzo del 1925, venticinque metri sotto terra, gli uomini della spedizione archeologica scoprono una piccola stanza scavata nella roccia: una camera funeraria scampata alle razzie dei predatori.
Sono più di vent'anni che George Reisner, un egittologo di Indianapolis, e i suoi collaboratori scavano sulla piana di Giza; fino a quel momento, l'unica camera che la squadra americana ha ritrovato intatta è quella di Impy, un direttore dei lavori pubblici del periodo di
Pepy II, per il resto è stato un susseguirsi di cumuli rimossi, sabbia, terra, pietre, rifiuti voltati e rivoltati.
Ogni volta che scoprivano una camera mortuaria la trovavano già saccheggiata e svuotata ed è forse è per questo che quando il fotografo scopre lo strato di gesso nasce una speranza.
Peccato che Reisner sia in America, richiamato qualche settimana prima dall'università di Harvard, al suo posto a dirigere i lavori, c'è Alan Rowe.
Reisner viene avvertito e immediatamente intraprende il lungo viaggio di ritorno.


Rowe, attraverso un buco ricavato sulla porta di ingresso della camera mortuaria, vede un sarcofago di alabastro e un luccichio proveniente da alcuni oggetti: un corredo funebre molto prezioso su cui campeggia il cartiglio del faraone Snefru.

E' la tomba del padre di Cheope?
Gli elementi in possesso di Rowe sono troppo pochi per consentirgli di sostenere con certezza quest'ipotesi anche se nella piccola stanza viene trovato un corredo di eccezionale valore: un baldacchino con inciso il nome del re Snefru, un letto con testata, due sedie ricoperte d'oro, vasi d'oro e di rame, una splendida portantina, un cofanetto in legno dorato pieno di gioielli, piatti e coppe d'oro.

Fa scattare foto, annota ogni particolare, però decide di non sollevare il coperchio del sarcofago di alabastro per lasciare l'onore al capo della spedizione, momentaneamente assente.
Il 18 marzo la tomba viene chiusa per attendere l'arrivo di Reisner che arriverà a fine luglio dello stesso anno.
L'apertura del sarcofago non avviene  immediatamente.
La delicata operazione viene preparata con estrema cura e i lavori riprendono solo nel gennaio dell'anno successivo e terminano in dicembre.

La notizia della scoperta di una sepoltura segreta nel frattempo ha fatto il giro del mondo.
Le ipotesi si moltiplicano.
C'è chi sostiene che si tratti della tomba di Snefru, chi, invece, è convinto che appartenga al suo predecessore, il re Huni o ad un altro sovrano della III dinastia.

Il momento della verità si avvicina.
Alle dieci del mattino del 3 marzo 1927, Reisner e i suoi assistenti, tra cui Alan Rowe, sono davanti al sarcofago di alabastro.
Gli occhi di tutti sono fissi sul coperchio che viene sollevato lentamente; quando la luce dei riflettori illumina l'interno del sarcofago, questo risulta, tra lo stupore e la delusione generale, assolutamente vuoto.
Sugli oggetti del corredo funerario che ricolmano il piccolo ambiente viene intanto letto il nome di una regina: Hetepheres, la cui titolatura completa è : "Madre del re dell'Alto e del Basso Egitto, seguace di Horus, guida del governatore".
Hetepheres viene subito identificata come moglie di Snefru. e madre di Cheope, il costruttore della Grande Piramide alla cui ombra si trova la tomba appena riportata alla luce.

Ma dove è finito il corpo della regina, visto che nella tomba si trova il suo corredo funerario e persino i vasi canopi con ancora all'interno i suoi visceri?
George Reisner formula allora un'ipotesi fantasiosa ma suggestiva.
Hetepheres era forse morta dopo il suo sposo e a occuparsi dei suoi funerali era stato il figlio Cheope. Questi aveva sepolto la madre a Dahshur, in prossimità delle due piramidi del padre.
Probabilmente alcuni ladri erano poi entrati nella tomba della regina e l'avevano parzialmente saccheggiata; Cheope, venuto a conoscenza del misfatto, avrebbe dato ordine di riesumare le spoglie della madre e di trasferirle in una sepoltura segreta a Giza.
La mummia della regina sarebbe però andata distrutta durante il trasporto (o probabilmente ne avevano già fatto scempio i ladri per depredare i gioielli che erano avvolti tra le bende) e nessuno avrebbe avuto il coraggio di confessarlo al re.
Nella tomba scavata nella roccia dell'altipiano di Giza sarebbero quindi stati trasportati soltanto il baldacchino, il letto, le sedie, i gioielli e il sarcofago di alabastro di Hetepheres.

Qualcuno preferisce pensare che la regina riposi ancora intatta in qualche angolo segreto del deserto.
Rimane, per la felicità degli occhi di Reìsner (e oggi per i nostri), l'elegante corredo e gli splendidi gioielli per immaginare le fattezze e la vita della regina scomparsa.

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