Ramses IV

  Alla morte di Ramesse III il popolo egizio andava incontro ad un periodo di lenta decadenza: lo splendore raggiunto durante la XIX dinastia e l'inizio della XX erano ormai un ricordo che inutilmente i nuovi sovrani cercarono di eguagliare. La corruzione stava minando le basi dello stato e nessun sovrano, una volta ereditato il prestigioso scettro reale, dimostrò di avere la forza necessaria per intraprendere una politica di risanamento capace di portare il paese al precedente equilibrio e benessere. Questa delicata condizione è spiegata dal fatto che a partire dal 1153 a.C. l'Egitto non potè contare sulla presenza di faraoni dalla personalità determinata e carismatica come quelle di Ramesse II e Ramesse III ma, al contrario, fu governato da personaggi di second'ordine che cercarono di emulare gli illustri predecessori con risultati deludenti. Gli otto faraoni che governarono l' Egitto fino al 1078 a.C. ebbero in comune con i due grandi ramessidi solamente il nome. La carrellata di sovrani che proseguirono la dinastia ramesside ebbe inizio nel 1153 a.C. con Ramesse IV e si concluse con il regno di Ramesse XI all'alba del Terzo Periodo Intermedio. L'ascesa al trono di Ramesse IV fu segnata da un episodio che cercò di impedirne l'incoronazione. Si tratta della congiura contro Ramesse III, tramata all'interno dell'harem con il preciso intento di uccidere il sovrano e portare sul trono un erede illegittimo. I traditori furono scoperti, processati e giustiziati e alla morte del re, fu possibile consegnare lo scettro all'erede ufficialmente riconosciuto, quel principe che diventò il quarto faraone a portare il nome di Ramesse. Ma l'episodio segnò profondamente il nuovo sovrano, il quale per tutta la durata della sua carica cercò diverse volte di dimostrare al popolo egizio la legittimità della sua posizione. A questo proposito il re volle chiarire fino in fondo le vicende legate alla congiura contro suo padre facendo compilare dagli scribi reali un rapporto sul processo contro quegli uomini e quelle donne che avevano tradito sua maestà. Ramesse IV fece anche scrivere un elenco di azioni e opere che suo padre  aveva compiuto per il bene del paese, a cominciare dai meravigliosi e imponenti templi. Lo stesso Ramesse IV sperava di riuscire a superare nel corso della sua esistenza il numero di edifici innalzati prima da Ramesse Il e successivamente dall'illustre padre. Il desiderio del re era quello di regalare all'Egitto templi
colossali e sontuosi, capaci di sfidare il passare del tempo. Per poter portare a termine questo progetto Ramesse IV aveva bisogno di molto tempo. In una preghiera l'ambizioso sovrano si rivolse agli dei per chiedere loro una salute di ferro che gli consentisse di vivere a lungo e di rimanere sul trono per diversi anni. Ma gli dei non vollero ascoltare le sue preghiere: il re infatti morì dopo solo sette anni di regno senza riuscire a realizzare i suoi grandiosi progetti. Rimase cosi incompiuto il  grande tempio funerario alla base della rampa che conduceva al tempio di Mentuhotep II a Deir el‑Bahari; uguale sorte toccò a un secondo tempio di dimensioni più modeste vicino a quello di Tuthmosi III. Il re non riuscì neppure a innalzare un edificio (rimasto allo stadio di fondamenta) a Medinet Habu. Sappiamo però che fece iscrivere il suo nome su numerose costruzioni di età precedente. Alcuni di questi monumenti riportano il prenome di sua maestà, Usermaatre, mentre altri l'epiteto Hekamaatre. Il sovrano fece incidere i suoi cartigli ed eseguire decorazioni nel grande tempio di Amon e nel tempio di Khons a Karnak, e inoltre a Luxor, a Medinet Habu e ad Abydo. Gli scultori incisero il nome di Ramesse IV anche su monumenti a Edfú, Hermonti e fino ad Aniba, in Nubia. Animato dal desiderio di lasciare in Egitto tracce della sua attività di costruttore, il re ha il merito di aver incoraggiato nuovamente le spedizioni nelle cave di pietra nel deserto. Il faraone infatti non esitò a inviare oltre ottomila sudditi nello Wadi Hammamat, in quelle miniere dove si estraeva la pietra bekhen, ossia la basanite o grovacca, pietra dura molto ricercata per la sua granulazione finissima e per le caratteristiche di eccezionale durezza e compattezza; fu il Lapis niger o Lapis thebaicus dei Romani. Le miniere riaperte dal re erano abbandonate sin dal tempo di Sethy I. Durante il regno di Ramesse IV si registrò la più importante spedizione del Nuovo Regno guidata dal grande sacerdote di Amon Ramessenakht. Successivamente il faraone spinse i suoi uomini in Sinai e a Timna (l'odierno Israele). Prima di morire il sovrano consegnò lo scettro reale al figlio Ramesse V. Alla sua morte Ramesse IV fu seppellito nella sua tomba nella Valle dei Re; molti anni dopo il suo corpo venne portato in salvo nella cachette della tomba di Amenhotep II. Durante il suo regno alcuni alti funzionari come Neferrenpet, gran sacerdote di Ptah e Ramessenakht si affermarono per le proprie doti e riuscirono a mantenere le proprie cariche per lungo tempo, anche dopo la morte di Ramesse IV e dei successivi sovrani.

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