Quibell
e la scoperta della tomba di Tuia eYuya


 

 

Gli ultimi faraoni Ramessidi lasciarono le loro tombe nella Valle dei Re come avevano lasciato l'Egitto, abbandonato a se stesso e alle razzie dei soldati-predoni che avrebbero dovuto proteggerlo. Quei sovrani che permisero al paese del Nilo di scivolare nel disordine pagarono la propria debolezza con ciò che più terrorizzava gli Egizi: la profanazione del sepolcro. Le loro tombe, a causa dei disordini che non ebbero la forza di evitare, furono quelle profanate talmente a fondo da rimanere completamente aperte per millenni, e così furono ritrovate dai primi viaggiatori occidentali: lunghe gallerie che portavano in sale desolatamente vuote. I saccheggi colpirono ovviamente le tombe dei faraoni, mentre quelle meno importanti si salvarono. E' ovvio che personaggi minori avevano più possibilità di salvare la propria tomba. E' il caso di Yuya e Tuia
Tutto inizia nella Valle dei Re, un giorno del 1360 a.C.; una piccola tomba viene riaperta e la nobile dama Tuia è deposta accanto al marito, Yuya, che vi si trovava da alcuni anni. Il sepolcro viene quindi sigillato nuovamente. Ma poco tempo dopo i ladri aprono dei passaggi nelle porte murate e prelevano alcuni oggetti. Sono pochi e piccoli, ciò che possono trasportare e nascondere facilmente: è ancora la XVIII dinastia, un'epoca in cui i faraoni sono forti e i ladri li temono. Passano circa due secoli: sul trono siede Ramesse XI, l'ultimo re con questo nome. L'Egitto è debole e i controlli meno efficaci; i ladri penetrano una seconda volta nella tomba, questa volta con più impudenza. I coperchi delle casse antropoidi vengono gettati di lato e le mummie esposte per essere spogliate dei gioielli, ma il furto si limita a pochi oggetti. E' probabile che i ladri fossero gli stessi operai che stavano scavando la vicina tomba del re e che per caso avevano scoperta l'antica sepoltura dei due nobili. Ma il corpo di guardia della necropoli veglia ancora, il furto viene scoperto e la tomba è nuovamente rimessa in ordine, sigillata e nascosta definitivamente. Il sito viene dimenticato; intanto Ramesse XI, ritiratosi nel Delta, deve assistere impotente alle razzie delle tombe reali, perpetrate probabilmente dalle truppe nubiane di Panehesy, che avrebbero dovuto assicurare la pace nella regione.
I millenni scorrono via sino al 1904 d.C.; James Quibell,  diviene sovrintendente degli scavi a Tebe. Uno dei suoi primi obiettivi è la Valle dei Re, ma non più per la ricerca di tesori, bensì per perfezionare la conoscenza della storia dell'area. L'archeologo dà così il via all'opera di scavo in una zona fra le tombe di un figlio di Ramesse III e quella di Ramesse XI. L'area è secondo lui poco promettente, tuttavia, dato che è ancora sconosciuta, pensa che sarebbe opportuno arrivare sino allo strato roccioso. Questo è infatti ricoperto da schegge che formano un enorme banco alto nove metri, resti dei detriti di scavo della vicina tomba di Ramesse XI. Sotto quelle schegge si cela una sorpresa, che però sfugge di mano a Quibell per 1'ncompatibilità di carattere" Egli deve infatti lavorare accanto a Davis, il ricco americano che notoriamente persegue la vera caccia al tesoro.
L'archeologo non sopporta a lungo né la vicinanza del "mercante", né l'idea che il proprio buon nome possa essere infangato dalla fama di Davis. Chiede dunque all'allora sovrintendente, Maspero, un trasferimento, che ottiene. Quibell viene sostituito da Arthur Weigall, che continua i lavori avviati da lui. Così, dopo pochi giorni, gli operai giungono all'orlo di una rampa e, dopo altri sette giorni di scavo, arrivano a una porta murata: è l'11 febbraio. Quibell è ormai lontano ed è dunque Weigall a presenziare alla scoperta, arrestando subito i lavori, sia perché ormai è sera, sia perché vede gli operai sovraeccitati. Trattiene solo il Reis e il suo bambino e, mentre fuori Davis e le guardie attendono bruciando d'impazienza e curiosità , i tre si introducono nell'ingresso della tomba attraverso un foro nella porta murata.
Il passaggio è comunque troppo stretto per gli adulti, e dunque tocca al bimbo passarvi attraverso. Questi, appeso al tessuto del turbante del padre che lo cala nel vuoto, scoppia in lacrime forse spaventato dal buio, ma poi la curiosità ha il sopravvento e, toccato il pavimento del corridoio, si precipita sui primi oggetti che vede e, obbedendo alle istruzioni ricevute, li raccoglie. Si tratta del giogo di un elegante cocchio da parata laminato d'oro, di un bastone di comando e di uno scarabeo in pietra ricoperto d'oro. Davis prende gli oggetti e per quella notte l'esplorazione viene interrotta. L'indomani gli operai svuotano rapidamente il resto della rampa e liberano l'ingresso murato, all'arrivo di Maspero e Davis si abbatte il muro ed essi penetrano nel corridoio in pendenza. Alla luce tremolante delle candele appare una ghirlanda di fiori e una parrucca, un papiro e un pacchetto di cipolle. In fondo al corridoio il gruppo trova la strada sbarrata da una seconda porta murata, con il sigillo della necropoli. Allargato il foro aperto secoli prima dai saccheggiatori, Maspero, Davis e Weigall penetrano nella tomba.
La scoperta è una delle più clamorose fatte nella Valle. Maspero individua infatti i nomi dei proprietari: si tratta di Yuya e della moglie Tuya. La piccola tomba consiste in una sola camera, ma all'interno vi sono i due sposi e il loro corredo funerario. La sepoltura sembra chiusa da poco, con il suo pavimento cosparso di fine sabbia dorata, messa a scopo rituale. 1 defunti, infatti, sono spesso chiamati "coloro che giacciono sopra la loro sabbia" Ciò era noto dai testi, ma adesso gli archeologi possono vedere coi propri occhi i resti di quel rituale. Le varie casse antropoidi sono come scatole cinesi, racchiuse le une nelle altre, e tutte dorate. Le casse sono scoperchiate, ma le mummie sono ancora lì.
La maschera funeria di TuyaE sono anche fra le più belle che si siano mai viste: l'aria serena dei loro volti, i capelli e persino la barba di Yuya fanno pensare a due persone che si sono appena addormentate. Quibell, cui si deve in realtà la scoperta, vede la tomba solo due giorni dopo. Ed è proprio lui a iniziare il paziente lavoro di registrazione e svuotamento della tomba, anche se tutto deve esser fatto in fretta per ordine di Maspero per evitare i soliti furti. Quibell si avvale dell'aiuto di vari colleghi che si trovano nell'area: Edward Ayrton viene da Deir el Bahari, Smith (pittore americano che aveva passato la prima notte di guardia assieme a Weigall) si offre di disegnare i ritratti delle due mummie, Carter verrà assunto più tardi da Davis per disegnare i più bei reperti, il conte Malvezzi de Medici rappresenta la spedizione italiana che lavora a Deir el Medina. Il lavoro, condotto in fretta e bene, termina in sole tre settimane.Fra i molti oggetti ritrovati (e destinati a divenire celebri per migliaia di turisti) possiamo ricordare una splendida sedia, i lussuosi vasi canopici, i magnifici scrigni per gioielli di Amenhotep III, un elegante cocchio da parata, adatto a uno dei titoli di Yuya, che era Comandante dei Carri Reali e Gran Maestro dei Cavalli. Val la pena ricordare la splendida sedia di legno rosso, decorata con figure dorate di musicanti e con le immagini della principessa Sitamun. Proprio questa sedia è protagonista di un singolare episodio,nei giorni successivi alla scoperta. Un pomeriggio Quibell, impegnato nelle fasi finali di svuotamento della tomba, riceve la visita di un'anziana signora dagli abiti ordinari e dal grande cappello di paglia, accompagnata da un francese che la chiama "Vostra Altezza" Quibell, benché non conosca la donna, udendo il titolo la fa entrare nella tomba, benché questa sia ormai quasi vuota e dunque non vi sia nulla per farla accomodare. Ma costei vede la sedia di Sitamun e vi si siede affermando che va benissimo. Per fortuna l'antichissimo reperto resiste al peso, sotto gli occhi stupiti e imbarazzati degli archeologi che non osano contraddire la donna. Solo più tardi Quibell può informarsi sulla misteriosa "Altezza" Era l'imperatrice Eugenia di Francia, la stessa che trent'anni prima aveva presenziato come ospite d'onore alla cerimonia d'apertura del Canale di Suez.
Così, dopo 32 secoli, un'imperatrice occupa ancora quella sedia reale che oggi, assieme alla maggior parte dei reperti, ammiriamo al Museo del Cairo.


 

 

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