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Piye
Piye dimostrò molto presto di essere uno dei più abili generali della storia.
Animato da una profonda fede religiosa, scese in campo come difensore di
Amon e del suo culto dirigendosi verso
Hermopolis.
Scopo del sovrano di Napata era quello di conquistare la città il cui signore
Nemrod, era passato dalla parte del principe Tefnakht.
Il traditore non fece tempo a respingere l'assedio che dovette subirne un altro,
infatti le truppe nubiane circondarono la città.
La popolazione cercò scampo all'interno delle mura, cercando di respingere i
soldati, ma non poterono resistere a lungo, infatti Piye ideò un piano geniale
per impadronirsi della città e delle sue genti.
Per superare le impervie mura i soldati di Napata ricevettero l'ordine di
costruire una torre in modo da colpire con facilità il bersaglio, all'improvviso
una pioggia di frecce cadde su Hermopolis e poco dopo Nemrod fu costretto ad
inviare degli ambasciatori a Piye per chiedergli la resa.
Preoccupato per la sconfitta, il traditore inviò sua moglie Nesetcent dalla
sposa di Piye per chiedere la grazia, che inaspettatamente venne concessa.
Dopo la vittoria Piye entrò all'interno della città, la cronaca c'è la racconta
la stele di Gebel Barkal:
Il re nubiano visitò il palazzo reale, guardò la gente ancora spaventata
dall'assedio e ad un certo punto gli occhi del sovrano si posarono sugli
stupendi cavalli di Nemrod e si commosse vedendo che più di tutti i destrieri
avevano risentito degli stenti di quei giorni. Piye si infuriò con Nemrod:
"Giuro, quant'è vero che Ra mi ama, che più pesa sul mio cuore il fatto che
questi cavalli abbiano sofferto la fame, di tutto il male che tu hai fatto
seguendo le tue ambizioni".
La sua ira si placò solo quando confiscò le ricchezze di Nemrod.
Ma le battaglie non erano ancora finite. Il sovrano adesso puntava alla
conquista di Menfi, impresa non facile, tuttavia ancora una volta il genio
militare di Piye si rivelò vincente.
Trincerati all'interno delle mura, con viveri e acqua sufficienti per resistere
a lunghi assedi, i menfiti potevano contare su un buon armamento bellico e su
un'ottima difesa naturale costituita dalle alte mura e da una barriera d'acqua
che proteggeva il lato est della città.
Inoltre ottomila uomini armati erano stati introdotti da Tefnakht per rendere
più sicura la città.
Piye non si scoraggiò, riunì il consiglio di guerra e decise di attaccare
proprio da quel lato ritenuto tanto sicuro dai Menfiti.
I soldati nubiani presero i battelli dei nemici e con essi realizzarono una
specie di ponte che gli consentì di superare le celebri mura bianche di Menfi.
Lo scontro fu un bagno di sangue a cui pose termine lo stesso Piye.
Purificò la città, salvo i templi e si recò al santuario di
Ptah dove si fece
riconoscere faraone del dio.
I principi delle altre città si arresero e si recarono di persona al cospetto di
Piye per fare atto di sottomissione.
Anche Tefnakht, abbandonato da tutti, chiese la grazia che gli fu concessa dal
nuovo sovrano.
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