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La gravidanza ed il
parto
Gli egiziani adoravano i bambini e fonte di gioia era ogni nascita,
specialmente se si trattava di un maschietto.
La gravidanza era vissuta dalla donna con grande senso di responsabilità,
si preparava seguendo una determinata alimentazione, si ungeva il ventre
con oli per mantenere la pelle elastica ed era protetta dalla dea Tuaret
insieme al dio Bes.
La dea Heqet, rappresentata come una rana, era la protettrice della nuova
vita, infatti le donne in gravidanza solevano portare amuleti raffiguranti
una rana.
Quando iniziava il travaglio, la gestante, si recava in un edificio detto
"Mammisi" (Luogo della nascita) che era annesso al tempio dove la
partoriente era assistita da donne esperte della sua stessa famiglia e da
un'ostetrica.
L'ideogramma che rappresenta il verbo partorire (mesi) viene rappresentato
da una donna accovacciata con un bambino che nasce.
Come partoriva la donna egizia?
Seduta su di una sedia forata, oppure
accovacciata con i piedi appoggiati su dei mattoni, mentre l'ostetrica si
inginocchiava pronta a prendere il bambino, non erano presenti medici e
non venivano usati strumenti chirurgici a parte un coltello di ossidiana
per tagliare il cordone ombelicale.
Purtroppo c'era un alto rischio di mortalità e per questo il parto veniva
accompagnato da formule magiche, riti, invocazioni agli
dei affinché
attenuassero i dolori del travaglio e allontanassero possibili
complicazioni.
Le divinità che presenziavano alla nascita erano molteplici:
Iside e Nefthi
proteggevano la partoriente, Meskhenet si occupava di dare un nome al
neonato, Khnum modellava le membra e offriva al corpo la salute.
Intorno
al culla c'erano anche le sette Hathor che facevano i loro doni, positivi
o negativi, al piccolo.
Dopo il parte la donna seguiva per quattordici giorni un rito di
purificazione e poi riprendeva la sua vita nella comunità |
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