L'occhio
della Fenice -sapienza e divinazione dall'antica Cina all'antico Egitto-
autore: Umberto Capotummino Edizioni Sekhem
Nel Libro dei Morti degli Antichi Egizi l’occhio della Fenice è il
simbolo della congiunzione del sole con la luna all’interno delle
rivoluzioni lunisolari alle quali gli antichi sacerdoti consacravano il
magico uccello. Splendente sull’asse del Polo, associata alle piene del
Nilo, la Fenice evoca i cicli della rinascita e l’immortalità dello
spirito.
Il segreto del suo potere sta nella facoltà d’illuminare il ritorno
degli astri sulle loro orbite, al levarsi della stella Sothis (Sirio),
sulle acque del Nilo con l’aurora solare.
La magica Fenice, posta alla prua delle Barche sacre, incendia la luce
che attraversa nel moto retrogrado dei cieli esoterici governati da
Nekhbet e Uadjet ; il dono del suo occhio conferisce, a chi ne conosca
il segreto, la visione del destino futuro.
Nell’esoterismo cinese la Fenice è chiamata Fenghuang, il suo nome
implica l’unione dell’uccello maschio, feng, con l’uccello femmina,
huang, essa splende sull’antico Polo celeste, o, posata sull’albero
Wutong, è coordinata in terra alle fioriture stagionali.
La trasformazione del magico uccello è assegnata al fuoco e connessa al
ritorno dei solstizi e degli equinozi, sugli assi portanti del Cosmo,
nei modelli numerologici dell’ I Ching o Libro dei Mutamenti.
I due mondi, cinese ed egizio, teorizzano entrambi un coerente sistema
di archetipi, coevo nella antica elaborazione dei saggi. Nella via
cinese la rivelazione è redatta in trigrammi ed esagrammi, ovvero cicli
di numeri; nella via egizia la rivelazione è redatta in immagini
cicliche, che veicolano le funzioni multiple assunte dagli dei.
Entrambe le culture descrivono un identico cammino magico riferibile al
circuito del Cuore, nel quale i cicli di rinnovamento dei cieli si
fondono col destino dell’iniziato .
Oggi ognuno di noi può assumere ritualmente la propria trasformazione, e
attraverso il mito accedere alla decodificazione dei simboli stessi del
percorso iniziatico, pervenendo alla rivelazione nascosta.
Il lettore, come lo sciamano, orientando su sé la ruota sacra del
divenire, attiva i simboli con l’apporto del suo vissuto in un “corpo di
radianza” che innesca la ruota del destino, ovvero del karma,
decifrandone la pulsazione, intesa come numero, le cui potenze sono
depositate nei segreti di più tradizioni orientali, esaminate nel
presente testo.
Svelato l’ordinamento degli esagrammi, tramandato nel Libro dei
Mutamenti dal re Wenn, le potenze del numero sono presentate in una
sequenza elaborata al computer, che darà al lettore l’accesso all’ordine
delle Formule del Libro dei Morti degli Antichi Egizi e alla relativa
Rubrica Divinatoria. Questa iniziazione consente di attivare un positivo
schiudersi di forze a chi voglia rinnovare il proprio o altrui destino.
Si riporta, altresì, l’ultimo colloquio dell’autore con il noto
egittologo Boris de Rachewiltz il quale esprime il suo autorevole
apprezzamento per il rigore della ricerca e l’innovativa rilettura degli
antichi testi sacri.
“ Ho letto il libro
con estremo interesse”
Prof. Massimo Cacciari
Recensione de "La
Repubblica"
Recensione
Giornale della Sicilia |