Antico Egitto di Iside

CAPIRE I GEROGLIFICI EGIZIANI
E SINTESI DI
GRAMMATICA EGIZIA

INTRODUZIONE
Questa piccola sezione è intesa in forma di facile introduzione allo studio dei geroglifici egizi ed è stata preparata in risposta a coloro che intendono avvicinarsi anche solo per curiosità a questa scrittura.
Contiene una piccola spiegazione dei geroglifici Egiziani e una impostazione sommaria del sistema di scrittura e dei principi generali che
sottostanno all'uso dei segni pittorici per esprimere pensieri.
Per la maggior parte la grammatica egizia è esposta in una serie di corti capitoli i quali sono illustrati infine da brani estratti da testi geroglifici ; ogni estratto è stampato in caratteri geroglifici ed è accompagnato da una traslitterazione e da una traduzione seguendo l'esempio dei primi egittologi.
Gli antichi egizi esprimevano le loro idee scrivendo attraverso segni pittorici comunemente chiamati "grafemi" .
Questo sistema era in uso già all'epoca predinastica ed è stato impiegato fino intorno al 100 D.C., il che significa fino alla fine del regno dei Tolomei in Egitto.
E' probabile che il sistema di scrittura geroglifica sia stato inventato in Egitto, e l'evidenza accumulata su questo punto, indica che popolazioni arrivate in seguito ad invasioni provenienti dal Nord-Est o dall'Asia Centrale, si stabilirono nella valle del Nilo in una zona fra Menfi  per quanto riguarda il Nord, e Tebe per il Sud e gradualmente radicarono la loro civiltà e religione sulla loro nuova terra.
Poco a poco la scrittura appare sia al Nord che a Sud, fino a quando finalmente viene impiegata, per iniziativa dello Stato, dalla Costa del Mediterraneo fino alla più lontana Meroe.
La lingua egizia si trova alle origini della storia dell'Antico Egitto già fissata in un insieme stabile, caratterizzato da elementi comuni in parte alle lingue nilotiche e camitiche, in parte con le semitiche. Così come le semitiche occidentali essa mancava probabilmente di consonanti ben spiccate e invarianti, da qui la scrittura che fu consonantica.
La scrittura compare intorno all'anno 3000 A.C. già perfetta quanto a sistema, evidentemente costruita di sana pianta, ispirandosi forse alla scrittura sumerica , inventata precedentemente.
Con ogni probabilità tale costruzione avvenne insieme a quella dello Stato e fu promossa dai primi sovrani scorgendo non bastevole alle necessità dello Stato l'unico mezzo allora disponibile costituito dalla parola e dalla memoria.
Prima di entrare più in dettaglio con esempi occorre ricordare che la scrittura si caratterizza secondo due componenti estetiche ( forma e stile) e due semantiche ( significato ed espressione):

COMPONENTI ESTETICHE: si definisce secondo la forma in fisiografia, quando i grafemi rappresentano cose esistenti in natura, o delografia, quando i grafemi sono segni astratti rappresentando concetti (per esempio i cartelli stradali sono delogrammi), e secondo lo stile come lapidaria o manuale.

COMPONENTI SEMANTICHE: la scrittura si definisce secondo il significato in ideografia oppure logografia, secondo espressione si distinguono grafemi autonomi od ausiliari. Con il perfezionamento della scrittura greca noi siamo abituati ad associare delo a logografia e per contro fisio a ideografia, e l'abitudine è diventata condizionamento mentale.
Detto ciò basterà dire che la scrittura egizia fu mezzo d'espressione della lingua egizia in ogni sua fase ed evolse in tre modi.
I riferimenti alle varie fasi ci da un'idea degli stili nel corso degli anni.

Fase arcaica: dalla I alla III dinastia e al 2600. La scrittura è creata come fisiografia lapidaria e logografia consonantica, con uso anche di segni ausiliari. In questo periodo la forma piano piano si perfeziona in epigrafe. I disegni pittorici sono un fatto costante e preciso , a tutti è data una certa proporzione basandosi su un reticolo quadrato ripartito a croce dove ciascun segno occupano un intero quadrato, o due in orizzontale oppure due in verticale. La composizione si fa per spaziatura media, e su colonne dall'alto in basso raccostate in senso destrorso o sinistrorso, oppure per linee destrorse o sinistrorse dove i segni guardano (es. profilo) verso l'inizio della linea o colonna indicando il senso di lettura.
La scrittura lapidaria diventa arte scultorea, capace di produrre capolavori la cui bellezza non si trova eguagliata da altre. Le parole non sono separate da spazi o altri elementi, solo il nome reale è racchiuso nel cartiglio ellittico, segno di una corda da geometra avvolto attorno all'area del nome e annodato all'estremità. In questa fase il numero dei grafemi è di circa 300.
Per il significato i grafemi hanno una qualità costante indicano uno, due o tre consonanti con funzioni di variabilità. Un grafema può indicare solo un suono, oppure ciò che rappresenta.
I grafemi spesso si raccostano e si usano come ausiliari a vicenda per formare un gruppo composto il quale esprime un vocabolo indicante l'insieme.

Fase classica: dalla IV dinastia alla XXV.
Per la forma la lapidaria è ormai perfetta e non muta; la serie dei grafemi viene arricchita fino a 700 contando solo i più usati.
Per il significato al vocabolo scritto con monoconsonantici viene aggiunto un ideogramma che ne precisa il senso, l'idea o l'azione, questi sono i “determinativi”. Ancora il grafema bi o triconsonantico quasi sempre si fa seguire o precedere da monoconsonantici che ne rafforza il suono, questi sono i “complementi fonetici” .
La possibilità di scrivere un vocabolo a piacere viene largamente sfruttata potendo allungare o contrarre secondo gli spazi a disposizione.

Fase tarda: dalla XXVI dinastia a fine epoca romana.
La forma lapidaria decade e parecchi segni antichi sono sostituiti con altri abbandonando il metodo classico trovando significati nuovi in giochi di rebus di difficile analisi.

I SEGNI MONOCONSONANTICI
La necessità di segni da essere impiegati per esprimere solo un suono produsse nell'Egitto arcaico un considerevole numero di segni pittorici ai quali è dato il termine di "fonetici", ma la questione è come arrivarono a rappresentare singole "lettere"?
Ora ogni disegno di ogni oggetto può aver avuto un nome, o possiamo dire che ogni segno era una parola-segno, una lista di tutti questi sistemati in ordine poteva essere una specie di dizionario. Supponiamo che nel periodo in cui questi segni erano usati in Egitto, lo scriba incaricato avrebbe potuto scrivere un resoconto della visita di rappresentanti di nazioni straniere senza grandi difficoltà, ma la trascrizione dei loro nomi non doveva essere un compito facile. Per trascrivere i nomi era obbligato a far uso di segni pittorici che rappresentassero il più possibile il suono, senza preoccuparsi del significato visivo, in quel contesto il disegno-oggetto rappresentava il suono.

I cinque segni qui riprodotti sono alfabetici e rappresentano rispettivamente
una porta, P;
una gamba con piede B;
una civetta, M;
una bocca R;
ed un cesto K;

ed ognuno di questi oggetti ha un nome, ed ora vediamo come sono arrivati a rappresentare singole lettere. Si pensa che il suono della prima lettera dell'oggetto veniva usato in modo tale da indicarne quel valore fonetico, allora il primo segno “P”, rappresenta una porta fatta di tronchi legati assieme; Non ci sono parole in Egitto per indicare porta o simili che cominci per P, ma in ebraico il termine porta era connesso con la parola “aprire”. Ora il termine egiziano di “aprire” è PTAH, e sappiamo che il primo segno di questo esempio ha il suono di P e non di altre, quindi si può ragionevolmente assumere che anche il termine in egiziano di “porta” iniziasse con il suono P.
Il terzo segno “M” rappresenta una razza di civetta e il termine che ci è arrivato dal copto è “mulotch”, la prima lettera del termine è una M, e spesso il valore fonetico di  è proprio M. Nello stesso modo le altre lettere dell'alfabeto egizio saranno derivate con lo stesso processo, anche se non sempre è possibile sapere il termine originario della parola-segno-fonetico poiché questi segni si sono sviluppati dal termine originario da così tanto tempo che già all'inizio delle prime dinastie nelle iscrizioni che ci sono giunte sono usate come pittorici, ideografici e fonetici di volta in volta, il che prova che queste distinzioni erano già in atto in epoca pre-dinastica.
L'uso più semplice è quello del disegno come possiamo vedere dai seguente esempio un avvoltoio,  uno scarabeo, un campo con piante e così via .
Ma i geroglifici possono anche rappresentare un'idea, per esempio  un muro che sta cadendo da una parte rappresenta l'idea di "sbagliare", una tenda in cui gli uomini si riuniscono rappresenta l'idea di "consiglio" , l'ascia rappresenta l'idea di persona divina o divinità,  uno strumento musicale rappresenta l'idea di " gioia, piacere".
Un sistema di scrittura complesso, ma che ha il vantaggio di parlare sia all'occhio che alla mente. L'assenza di vocali la rende impronunciabile e si può pensare che non riproduca la lingua parlata, ma ciò deriva unicamente dalla nostra mancata conoscenza delle vocali sottintese e per convenzione fra due consonanti gli studiosi concordano nell'inserimento di una – e -

La particolarità dei geroglifici è la piccola modificazione che essi sopportano durante un periodo di migliaia di anni, dovuto con tutta probabilità all'uso del materiale sopra il quale venivano disegnati e in parte alle loro convinzioni religiose.
La più antica forma "geroglifica" è quella in cui i vari oggetti animati o inanimati sono dipinti in modo accurato, ma un largo numero di geroglifici non è così facilmente identificabili.
Per un certo tempo gli Egizi usarono i grafemi puri e semplici per cui il loro significato era facilmente comprensibile, ma quando cominciarono ad esprimere termini con segni alfabetici o sillabici i cui segni non avevano nessuna attinenza con il loro significato originale dovettero adottare degli espedienti al fine di chiarezza ecco il motivo dell'uso dei determinativi.
Spesso si aggiunge un segno ideografico che rappresenta nella figura la stessa cosa o azione del vocabolo precisandone immediatamente il significato, si chiamano "determinativi" e generalmente sono segni della serie comune.
I determinativi si possono dividere in tre gruppi; quelli specifici, quelli che definiscono un concetto o un'azione, e quelli fonetici usati raramente.
Esempio:
determinativo di albero determinativo di fiori determinativo di donna

 

concetti astratti: fame, amore sentimenti, odio ecc..

 

concetto relativo al vedere concetto relativo al sentire concetto relativo ad illuminare

a cura di Nebty
 

I geroglifici
 

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