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SCOPERTA L'ANTICA NAPATA
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Tempio di Amon  Jebel Barkal
Tempio di Amon Jebel Barkal

Faraone Thutmosi III
Faraone Thutmosi III

Attraverso i frammenti della vita di un maestoso palazzo, ormai ridotto a scarsi resti di mura sepolti dalla sabbia, riemerge la vita di uno dei più importanti centri nati lungo le rive del Nilo, a sud dell’Egitto; il quadro di questa straordinaria città, conosciuta con il nome di Napata, si sta lentamente delineando grazie ai lavori di una missione archeologica di Cà Foscari, diretta da Emanuele M. Ciampini.

La Missione Archeologica Italiana in Sudan indaga un’area palatina fiorita nel corso del I sec. a.C. circa nell’antico centro di Napata, la cui fama affonda le radici all’epoca dei faraoni, come testimonia una stele datata a Thutmosi III (XVIII din., XV sec. a.C.) che riconosce la sacralità del luogo, dominato dalla Montagna Pura (attuale Jebel Barkal); col tempo, Napata divenne uno dei più importanti centri religiosi e cerimoniali dell’intera Nubia, legato al culto del dio Amon e alle cerimonie di incoronazione e di legittimazione della regalità nubiana.

La città di Napata aveva il proprio fulcro in una serie di templi edificati ai piedi della Montagna Pura, e il cui periodo di massimo splendore si data al periodo che va dall’VIII al IV sec. a.C.; una nuova fase di splendore del centro, detta meroitica, si data al regno di Natakamani, ultimo grande sovrano del regno di Meroe (dal nome della città che divenne residenza regale dal IV-III sec. a.C.).
Il regno di Meroe, controllando un ampio territorio diviso tra gli attuali Egitto e Nord Sudan, divenne una delle grandi potenze del tempo, capace di misurarsi col potere della dinastia tolemaica insediatasi in Egitto, e successivamente con quello di Roma.

Fortemente legato alle tradizioni locali, Natakamani promosse un imponente programma architettonico in tutto il regno; a Napata, il re riprogettò l’intero settore intorno al palazzo, precedentemente localizzato immediatamente a sud del grande tempio di Amon, con la fondazione di un vasto settore di edifici, dominato dal grande palazzo.
Grazie al lavoro di diverse campagne, è stato possibile delineare le caratteristiche principali di una maestosa struttura, la cui storia coincide con l’ultima fase dell’antica città.

Il lavoro della stagione 2013, che si è svolto dal 20 novembre al 13 dicembre, ha messo in luce l’angolo sud-occidentale della piattaforma su cui sorgeva l’alto edificio (secondo le ricostruzioni, il palazzo era a due piani, con un’altezza di circa 10 m.); le strutture hanno subito gravi danni per il saccheggio dei materiali preziosi e della rimozione dei materiali costruttivi, in modo particolare dei mattoni di fango, usati come concime per i campi.
Nonostante tali gravi devastazioni, l’indagine è riuscita a definire il profilo esterno nell’area dell’angolo, mettendo in luce una fondazione in pietra e mattone cotto, atta a proteggere l’edificio dalla presenza di acqua; a questo scopo rispondeva anche un ampio settore in mattone cotto, individuata al livello di fondazione in corrispondenza con la facciata sul del palazzo.
Lo scavo ha anche indagato la trama interna della piattaforma, atta a sostenere la struttura sovrastante.

Poco materiale ceramico è stato portato alla luce nel corso della campagna di scavo, mentre sono stati rinvenuti numerosi frammenti di fayence, facenti parte della complessa decorazione esterna del palazzo; queste piastrelle di ceramica invetriata di colore azzurro, erano fissate sulle pareti, il cui colore dominante era il bianco.
Su questo colore di fondo spiccavano le lesene e gli angoli, decorati con una vivace policromia, dominata dal rosso, il giallo e il blu. L’edificio era anche caratterizzato da elementi architettonici in pietra, come i capitelli di lesena, le mensole che marcavano sulla facciata esterna il piano di calpestio del palazzo, o ancora elementi di copertura, lavorati a gola egizia e intonacati.

Lo scavo ha anche individuato un’istallazione successiva al palazzo, costituita da un focolare che impiegava come bracieri due vasi, privati del fondo e rovesciati, l’abbondante cenere in tutta l’area conferma la lunga frequentazione in epoca post-meroitica, come ben documentato in tutta l’area.
17 febbraio 2014
Fonte Online News



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