
Entro il 2013 il nuovo volto del Museo Egizio di Torino
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A quasi due secoli dalla fondazione, il
Museo Egizio di
Torino entra nel futuro. La tanta attesa ristrutturazione, che entro il 2013 cambierà completamente il volto del museo, è stata presentata ieri nella Sala dei Mappamondi dell'Accademia delle Scienze. Due le fasi dell'intervento, che comporterà una spesa di 50 milioni di euro e non richiederà mai la totale chiusura al pubblico. La prima fase partirà il prossimo settembre per concludersi all'inizio del 2011, in tempo per le celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità d'Italia; la seconda porterà a termine il progetto entro il marzo 2013. Alla fine la superficie risulterà quasi raddoppiata, da seimila a diecimila metri quadrati con l'acquisizione degli spazi ora occupati dalla Galleria Sabauda. Il che consentirà di tirare fuori dai magazzini alcuni dei reperti che vi sono sepolti (i 6.500 ora visibili sono soltanto la punta di un iceberg di oltre 26 mila) e di rivedere integralmente i criteri espositivi. L'obiettivo è quello di raggiungere sempre più il grande pubblico, in competizione con altri brand dell'intrattenimento, tenendo conto che il pubblico è tutt'altro che omogeneo, ognuno potrà ritagliarsi il proprio percorso. Il modello ideale è il Guggenheim di New York, con il suo percorso elicoidale dall'alto verso il basso. Il Museo Egizio cercherà di ripeterlo convogliando i visitatori verso l'ultimo piano, attraverso rampe di scale mobili che saranno accompagnate, sulla parete, da una sorta di affresco, a bassissimo rilievo, che riprodurrà il corso del Nilo dalle sorgenti fino al delta, con un gioco di luci e suoni per dare l'illusione dell'acqua che scorre: "Un'ascesa dal buio alla luce", spiega Ferretti, l'ideatore. Dal secondo piano, la visita si svolgerà con andamento cronologico e tematico attraverso le sale dedicate al periodo predinastico, al Vecchio, Medio e Nuovo Regno, con la possibilità di salire verso un soppalco dove sarà ospitato un magazzino visitabile (oltre a depositi e laboratori di restauro). Quindi comincerà la discesa, attraverso lo scalone ottocentesco, che porterà al primo piano (con la tomba di Kha riallestita su una superficie di 200 metri quadrati, i grandi sarcofagi coloratissimi, la papiroteca, le epoche tarde) e al pianterreno, dove rimarrà lo Statuario, ma profondamente riorganizzato come uno straordinario Who's who dell'antico Egitto. Lungo il percorso principale saranno disseminate tentazioni, in salette laterali, per chi ha voglia di approfondire: sull'esempio del Metropolitan newyorkese, si troveranno cassetti estraibili, sigillati con vetro trasparente, dove si potranno studiare da vicino gli oggetti più minuti, amuleti, ostraka, bronzetti. Fonte la Stampa.it 11 Novembre 2008 |
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