ARCHEOLOGIA ANTICO EGITTO
GLI ARCHEOLOGI
JACQUES JEAN MARIE DE MORGAN
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Egitto antico - archeologiLa luna tinge di azzurro la piana di Dashur, ma l'uomo, che cammina lentamente sulla sabbia, non si accorge della suggestiva bellezza del paesaggio, pensa solamente ai monumenti che lo circondano, ai misteri ancora non svelati di quel sito dove si trovano piramidi e tombe della IV e della XII dinastia.

Si chiama Jacques Jean‑Marie de Morgan, l'uomo che cammina schivando le pietre che affiorano dalla sabbia. E' un ingegnere civile, geologo, archeologo, nato a Blésois, in Francia, nel 1857, in una famiglia dove il gusto delle antichità e la curiosità per il mondo egizio sono di casa, al punto che anche il fratello Henri è archeologo.
E pure lui ha lavorato in Egitto scoprendo, a EI‑Mamariya e a EI‑Adaima, importanti materiali predinastici appartenenti al secondo periodo di Naqada.
E a Naqada Jacques troverà, nel 1897, la tomba della regina Neithbotep.
Jacques non ha ancora quarant'anni quando diventa direttore generale per le antichità in Egitto, ma ha già un lungo passato di ricerche e di studi alle spalle.
Ha lavorato in Inghilterra, sui misteriosi megaliti di Stonehenge, ha scavato in Persia, in India,nel Caucaso. E in Egitto ha già scoperto, a Saqqara, la mastaba di Mereruka (1893).
Arriva a Dahshur il 17 febbraio del 1894.
Lì, a circa venti chilometri da il Cairo, sorge la piramide romboidale e il sito può essere paragonato, per importanza archeologica, a Giza, dove si ergono la Sfinge e le più celebri piramidi della storia egizia.
Altri vi hanno già scavato: gente di molta competenza, come Maspero o Petrie, ma ci sono ancora molte cose da scoprire.
De Morgan comincia da una mastaba.
Apre sei tombe violate e senza iscrizioni salvo una nella quale trova un nome: Khnumhotep e un cartiglio di Amenemhat, con riferimenti relativi alla XII dinastia.
De Morgan è un ingegnere, ma anche un archeologo pignolo e paziente.
Misura e rimisura le piramidi.
Sa che con Snefru, fondatore della IV dinastia, si delineano nuovi orientamenti nell'architettura funeraria. Lo slancio verso il cielo, ideato dal grande architetto Imhotep per soddisfare l'aspirazione dei faraoni ad alzarsi verso gli dei, diventa più diretto.

I gradoni di Saqqara si mutano qui in un'autentica piramide a facce triangolari e viene in parte abbandonato il carattere magico e simbolico a favore di un più preciso razionalismo delle forme.
De Morgan osserva il monumento fatto costruire da Snefru a sud di Dahshur: è, in realtà, la prima vera piramide e la sua forma ricorda quella del benben, sacra pietra di Eliopoli.

Inoltre de Morgan, con altri studiosi, sostiene che all'idea iniziale di lmhotep di ascensione verso cielo, si aggiunge quella di protezione dovuta al Sole, il dio Ra, della tomba del faraone.
La piramide, infatti, può ricordare il fascio triangolare dei raggi solari che attraversano la cortina delle nubi quando l'astro scende all'orizzonte.
Questo primo monumento era stato pensato per raggiungere i 128 metr, ma durante i lavori dovevano essersi verificati cedimenti. Così, cambiando l'inclinazione della parte superiore, l'altezza fu ridotta e ne derivò quella che oggi è nota come piramide romboidale.
Sono osservazioni di grande importanza archeologica ma de Morgan ancora non ha la fortuna dalla sua. 
Le piramidi appartenenti alla XII dinastia, fatte costruire da Amenemhat II,Sesostri II e Amenemhat III, sono in pratica solo cumuli di macerie alte al massimo una trentina di metri, sotto le quali ci sono ancora le camere funerarie, anche se saccheggiate dai ladri, probabilmente grazie a sacerdoti e operai che passavano loro le informazioni su come  penetrare all'interno dei monumenti. 

De Morgan le apre, le studia, le misura, propone ipotesi sulle loro dimensioni originali e fa importanti scoperte sulla loro architettura.
Non è un uomo a caccia di tesori, ma uno studioso che cerca notizie, informazioni.
E il destino lo premia con qualcosa di più.
All'inizio dei suoi lavori a Dalishur, nel 1894, egli decide dì studiare la piramide di Sesostri III e fa scavare gli operai a nord di questa, nel cortile che ospita i resti di antiche tombe (oggi si pensa che non fossero mastabe ma piccole piramidi di regine e principesse).
Scopre così un pozzo che porta a un'unica, grande galleria, lunga 110 metri.
Qui, fra le altre tombe, si imbatte nelle sepolture di due principesse: Sit‑Hator e Mereret.
La prima visse sotto Sesostri II e III mentre la seconda sotto Sesostri III e Amenemhat III.
Queste sepolture riservavano una sorpresa: gli splendidi gioielli delle principesse.
Ma la fortuna di Jacques de Morgan non si ferma quì. 
Nel 1895, mentre scava presso la piramide di Amenemhat II rinviene le tombe e i gioielli delle principesse It e Khnumet. Nel sarcofago di Khnumet, vuoto e logorato non solo dal tempo ma anche dagli insetti, fra stracci di lino e materiali di scarto c'è un vero tesoro: due teste di sparviero che fungono da fibbia di un suntuoso collare con cinque giri di lapislazzuli, cornaline, smeraldi; diciannove pendenti con pietre ornamentali, un fermaglio in oro con il segno della vita e ancora pezzi di bracciali in oro e smeraldi.
Ci sono poi centinaia di pietre preziose abbandonate sul fondo del sarcofago: smeraldi egiziani (amazonite o feldapato), cornaline, quarzi, resti di argento e di oro.
Così è anche per la tomba della principessa It e delle altre donne reali, colme di preziosi e di oggetti per la toilette.

Un tesoro inestimabile, non solo per il valore dei gioielli ma anche per le notizie relative alla vita delle principesse dell'epoca, al loro modo di truccarsi, di adornarsi, vestirsi, di farsi belle per piacere al re.

I gioielli ritrovati da De Morgan

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