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Per proteggere le loro tombe gli Egizi sperimentarono ogni tipo di misura
protettiva: pesanti lastre per sbattere le porte, sepolture nascoste, guardiani
di vedetta all'interno delle necropoli e, non ultime maledizioni contro i
profanatori.
Già dall'Antico Regno si trovano iscrizioni in cui il defunto si appellava al
giudizio di Osiride e gli chiedeva di vendicarlo, trasformandosi in uccello da
preda pronto a colpire chiunque profanasse la sua tomba e volesse appropriarsi
dei suoi averi, o anche solo di entrarvi senza essersi precedentemente
purificato o deteriorasse il suo nome inciso sulla sepoltura.
Le maledizioni erano varie ed auguravano aggressioni da parte di animali
feroci, malasorte ai colpevoli e alla sua progenia, perdita dei beni,
distruzione del nome, oblio del culto funerario e addirittura che le offerte non
scaturissero dalla sua voce e che non fosse sepolto sulla montagna.
Per i crimini verso la sua mummia Senmut esige un castigo con l'esclusione dalla
cariche pubbliche, con la morte prematura e che il suo corpo non venisse
sepolto.
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