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Iside
egizia e la Fortuna romana
Iside,
divinità egizia, approdata sulle rive del Mediterraneo a protezione dei porti
venne contrastata da Tiberio. Un fatto scandaloso, riportato da
Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche,
aveva turbato la città di Roma, accadde all’ombra del tempio di Iside.
L’intervento di Tiberio fu drastico verso i sacerdoti, condannati alla
crocifissione e verso il tempio di Iside raso al suolo, la statua fu gettata nel
Tevere: “Insuper et
templum evertit, et Isidis simulacrum in Tiberim fluvium demergi
jussit”
La Chiesa di
Santa Maria del Faro, fu costruita a Marechiaro sulle rovine di un
precedente tempietto della dea Iside, denominata poi dea Fortuna. La
famiglia Mazza nel 1600 aveva collocato una grande lapide nella
nicchia
di un’antica rovina posta sotto la chiesa, in riva al mare con
l’attestazione della presenza in quel luogo di un antico tempietto
dedicato alla dea Fortuna; purtroppo la preziosa iscrizione venne
frantumata e dispersa. Tuttavia possiamo ritrovarla nell’opuscolo
del Guiscardi (Napoli, 1906).
Il titolo di
Abate, riservato ai rettori di questa chiesa, fa riflettere i
ricercatori più avveduti. I reperti archeologici, rinvenuti sul
posto, come gli antichi frontoni di sarcofagi segnati da
strigilature, non devono trarre in inganno per lo stemma delle due
mazze incrociate apposte nel 1600 a contrassegno dell'appartenenza,
contro l'eventualità di furti

Marechiaro (Napoli) - Antico frontone di
sarcofago (sec. V-VI)
Queste
annotazioni all'opera del Galante e da lui stesso sollecitate e le
altre informazioni su argomenti
diversi vogliono dare una risposta ai molti interrogativi della
storia di Napoli e di Pozzuoli dei tempi di Gesù Cristo. La
documentazione non può essere esaustiva; rimangono nelle mani
dell'autore di queste poche pagine importanti notizie di conferma di
una tesi (almeno passi il termine ipotesi!) di portata eccezionale.
Questa è la strada buona? Ai posteri l'ardua sentenza, come disse
Alessandro Manzoni a proposito della gloria più o meno consistente
di Napoleone.
Un grande
incoraggiamento è venuto dal libro di Mario Napoli, scrittore di
antichità romane della città partenopea, infatti l'onesta
conclusione della sua ricerca si può riassumere in queste parole:
Non abbiamo ancora trovato! Allora mi sono detto: "Il campo è aperto
a tutti" e mi sono lanciato con la speranza di apportare un
contributo alla cultura e alla fede.
Tarcisio Rota |
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