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In
cambio della sua liberazione offrì tanto oro da riempire la stanza della
sua prigione.
Mentre saccheggiavano il Messico, ai conquidatores arrivò voce
sull'esistenza di un favoloso regno dell'oro, che si trovava più a sud.
Questi racconti, nacquero probabilmente sull'onda di un rito visto in
Colombia tra i nativi, i quali si diceva, inauguravano il regno di un
nuovo re cospargendone il corpo con polvere d'oro e facendo offerte in
oro e smeraldi gettandole in un lago sacro.
Francisco Pizzarro decise così di cercare l'El Dorado (l'uomo d'oro).
Si diresse verso il Perù e con i suoi uomini fece prigioniero Atahualpa,
imperatore degli Inca, che s'impegnò di riempire d'oro la stanza della
sua prigione in cambio della libertà.
Pizzarro accettò l'offerta.
A Cuzco, capitale degli Inca, il palazzo reale era ornato di un prezioso
giardino tutto d'oro, con spighe di grano d'orato e animali e uccelli
d'oro di grandezza naturale. Gli Spagnoli pensarono che se quello non
era l'Eldorado, si avvicinava comunque molto.
Il locale della prigione di Atahualpa era lungo sette metri, largo
cinque e alto due metri e mezzo, fu riempito d'oro fino al soffitto,
altre due stanze più piccole furono riempite d'argento.
L'imperatore aveva mantenuto la sua promessa, ma non i conquidadores.
Pizzarro prima lo fece battezzare e poi lo fece strangolare.
Nulla di tutto quell'oro, tra cui c'erano i tesori del tempio del Sole
di Cuzco, scampò dalle avide mani degli Europei.
Occorse un mese intero di lavoro di nove fabbri per fondere gli oggetti
d'oro e trasformarli in lingotti
Iside
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