| |
Era stata condannata alla damnatio memorie dal figliastro Thutmose
III. Il suo nome era stato cancellato da statue e monumenti. Il suo
sarcofago profanato. Allora nessuno avrebbe mai immaginato che un giorno
la mummia di Hatshepsut, il faraone donna che ha regnato sull'Egitto
3500 anni fa durante la XVIII dinastia, avrebbe nuovamente visto la
luce. Quel corpo di regina, avvolto nelle bende di lino e cosparso di
resine profumate, era stato spostato dalla sua tomba, la Kv20 nella
Valle dei Re a Luxor, ad una vicina, la Kv60. E lì era rimasto per tutto
questo tempo
E' stato Zahi Hawass, il capo del Consiglio Superiore delle Antichità
Egizie, insieme ad un team di ricercatori, a restituire l'identità a
quella mummia femminile. E lo ha fatto attraverso una vera e propria
indagine scientifica, avvalendosi della stessa macchina per la Tac della
Siemens che due anni fa era servita per accertare le cause della morte
di Tutankhamon, il faraone fanciullo
A risolvere un mistero che va avanti da almeno un secolo, da quando nel
1903 Howard Carter trovò la tomba al cui interno era custodita la mummia
senza nome, non è stata solo l'analisi del Dna. Bensì un dente, un
molare per la precisione. E' stata questa la prova inconfutabile che ha
permesso ad Hawass di risolvere l'enigma della regina scomparsa. Il
molare era conservato magicamente in un vaso canopo dove 3500 anni fa
erano stati sigillati parte degli organi interni di Hatshepsut, come
testimonia il cartiglio inciso sul contenitore che riporta, scritto in
geroglifico, il nome del faraone donna
Il team di scienziati e archeologi ha iniziato la sua ricerca oltre un
anno fa. Una ricerca che è diventata una vera e propria indagine, degna
della trama di un noir, ed è stata filmata passo dopo passo da Brando
Quilici, il regista produttore specializzato nella ricostruzione delle
storie di mummie. Il documentario, che verrà presentato negli Stati
Uniti da Discovery Channel a luglio e uscirà in Italia il prossimo
ottobre, si intitola proprio Secrets of Egypt's Lost Queen. Tutti i
dettagli della scoperta verranno presentati questa mattina al Cairo dal
ministro della Cultura egiziano, Farouk Hosni, e da Zahi Hawass che
annuncia: "Si tratta della scoperta più importante dopo quella che ha
rivelato la causa della morte di Tutankhamon".
La ricerca è partita dall'analisi delle quattro mummie prive di
un'identità certa che, nel corso dell'ultimo secolo, erano state
attribuite alla regina Hatshepsut. Tutte, infatti, sono legate in
qualche modo alla storia del faraone donna, e tutte sono state ritrovate
nella Valle dei Re. I primi due corpi erano stati rinvenuti accanto alle
mummie di Tutmosi I e Tutmosi II, rispettivamente il padre e il marito
di Hatshepsut. Una terza mummia era stata portata dalla tomba Kv60 al
Museo del Cairo molti anni fa, e di lei se ne erano perse le tracce. Si
tratta di Siter In, la nutrice di Hatshepsut. L'ultimo corpo femminile
indagato, infine, era proprio quello dimenticato per secoli sempre nella
tomba Kv60, che Elisabeth Thomas, una ricercatrice americana, qualche
anno fa aveva attribuito per prima ad Hatshepsut
Come in una vera e propria inchiesta, gli scienziati hanno tracciato
l'identikit del faraone donna, i suoi segni particolari, la sua età (tra
i 40 e i 50 anni), e le affinità con le mummie note di Tutmosi I e di
Tutmosi II. Attraverso i raggi X hanno scattato migliaia di foto ai
quattro corpi femminili. Infine hanno effettuato la prova del Dna sulle
uniche due mummie che corrispondevano alle caratteristiche del Faraone
donna. Ma per avere i risultati del test scientifico, gli esperti
avrebbero dovuto aspettare ancora settimane. Quel dente, magicamente
conservato nel vaso canopo, che poteva appartenere ad una mummia
soltanto, ha permesso di rivelare subito chi fosse la vera Hatshepsut
di Francesca Malandrucco
fonte la Repubblica.it
|
|