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Nel 1952,
nel Museo di Storia Naturale di Londra, fu ritrovata una cesta piena di
oggetti provenienti dall’Egitto.
All’interno 192 gatti mummificati risalenti dal IV al II secolo a.C.,
sette manguste, tre cani ed una volpe.
Ritrovate durante degli scavi a Giza erano state donate al museo nel
1907 da Flinders Petrie, purtroppo non erano accompagnate da nessuna
informazione circa la provenienza esatta.
Scoperta molto importante in quanto faceva luce sul ruolo e
sull’ascendenza che il gatto aveva nella società egizia.
Nel IV secolo a.C. i gatti erano apprezzati probabilmente perché erano
abili cacciatori di roditori che infestavano i magazzini di granaglie.
Entrarono poi a far parte del culto religioso.
Bubasti, nel delta del Nilo, era il centro più importante del culto
della dea Bastet, rappresentata sia come gatta, sia come donna con la
testa di gatta.
Nella seconda metà del XIX secolo, le catacombe di Bubasti restituirono
centinaia di migliaia di gatti mummificati.
Ricerche zoologiche rivelarono che delle 192 mummie, tre erano più
grandi delle altre; erano i resti di gatti nella giungla (Felis chans),
le altre 189 erano simili al comune gatto selvatico africano o gatto
egiziano delle sabbie (Felis libica).
Una via di mezzo tra il gatto selvatico africano e l’attuale gatto
domestico.
Lo studio delle mummie, ha inoltre cambiato un certo numero di credenze
sul ruolo del gatto nella società egizia. |
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