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L'incesto non era davvero cosa inusuale nel pantheon egizio. Del
resto, anche nella religione cattolica, un certo dubbio assale chi si
chiede come abbiano fatto Adamo ed Eva a dare origine alla specie umana
avendo generato Caino e Abele, due maschi...(!). Il povero Abele, poi,
fu ucciso dal fratello. Resta a Caino, l'immane compito di proseguire la
specie umana, con quale moglie?
Ai "maligni" l'ardua sentenza!
Ma torniamo all'argomento che ci sta a cuore, l'antica lingua degli
egizi. I loro Dei, dicevamo, non erano immuni dalla pratica
dell'incesto, nemmeno la nostra beniamina Iside (Isis - Aset) che ebbe
l'originale idea di sposarsi con suo fratello
Osiride.
La scrittura geroglifica del nome di Osiride si avvicina molto a quella
di sua moglie/sorella Iside: c'è sempre il geroglifico della sedia (AS),
questa volta unito a quello dell'occhio (IR). Dunque, gli antichi egizi
dovevano pronunciare "ASIR" o "ASAR" il nome del dio. Il significato
letterale del termine è "vegetazione", infatti Osiride era considerato
anche Signore del raccolto.
Dopo le note vicende, Osiride potè regnare solo da morto, per questa
ragione, gli egizi associarono al nome di Osiride il concetto di morte.
Per essi passare nell'Aldilà equivaleva a "diventare un Osiride", cioè
morto.
A questo punto si innesta una storia curiosa. Gli egizi adoravano anche
i tori alla stregua delle altre divinità. Questi ultimi erano chiamati "API"
ed erano rappresentati dal geroglifico del toro. A loro fu dedicato un
tempio funerario a Saqqara, conosciuto con il nome improprio di "Serapeo",
dove si sono trovate centinaia di mummie di toro sacro. Perché "SERAPEO"?
Questo termine nasce da un equivoco. Un giorno un turista romano visitò
il tempio e chiese a un indigeno a chi fosse dedicato. L'uomo gli
rispose "ASIR APIS" (pron. Asirapis), ossia ai "tori morti". Il turista
credette che "ASIRAPIS" fosse il nome di una divinità e, al suo ritorno,
ne descrisse la magnificenza ai suoi concittadini. A Roma fu eretto così
un tempio a "Serapis" (Serapide), divinità inesistente frutto solo della
scarsa conoscenza della lingua egizia da parte dei romani. Se gli
antichi romani avessero sospettato che il dio dalla lunga barba bianca,
da essi venerato come "SERAPIDE" non era altro che un "toro morto",
chissà come se la sarebbero presa a male!

Il nome di Osiride in geroglifico (Il determinativo, che indica trattasi
di un nome riferito a una persona, non va letto).
Ettore Ranalletta
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