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IL TESORO DI DUSH
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Durante il mese di marzo del 1989 l’Istituto Francese d’Archeologia Orientale organizzò una missione nel sito di Dush, l’antica Kysis, città che ebbe grande sviluppo durante l’epoca tolemaica e raggiunse la sua massima espansione e prestigio con l’impero romano.

Il sito era dominato da una grande fortezza e da un tempio dedicato a Iside e Serapide.
Serapide è la divinità composita che deriva dal sincretismo degli dei
Osiride e Apis, introdotta da Tolomeo I che spese molte energie per amalgamare la popolazione greca con quella egizia, infatti Serapide unisce le caratteriste dei due dei egizi agli elementi ellenistici di Zeus, Esculapio e Dionisio.

La missione dell’equipe francese era ispezionare la parte orientale della fortezza sacra riportandone alla luce il tempio che fu probabilmente eretto all’epoca dell’imperatore Domiziano e terminato durante i regni di Traiano e Adriano.

Per poter iniziare i lavori, occorreva rimuovere il tappeto di sabbia che ricopriva la parte orientale della fortezza ed è proprio durante questa operazione che vi fu una scoperta straordinaria.

Sotto una volta del forte, davanti ad un loculo posizionato su una parete esterna dell’edificio militare, fu rinvenuto un vaso realizzato in ceramica; piccoli oggetti di culto circondavano il recipiente, tra questi una statuetta di piombo dorato dedicato a Iside e due in bronzo raffiguranti
Horus bambino e suo padre Osiride.
Il coperchio del contenitore non era sigillato e agli archeologi non rimase che sollevarlo per scoprire cosa custodiva.
Il contenuto era prezioso: un insieme di oggetti d’oro dal peso di oltre un chilo e duecento grammi, tra cui una corona d’oro, due braccialetti, una collana e una serie di placchette auree e due placche d’argento.

Una settimana dopo il ritrovamento il tesoro fu inviato a
Museo del Cairo (dove è ancor oggi esposto) per essere sottoposto a studi e restauri prima di essere portato a Parigi per l’esposizione del 1990.
Uno dei pezzi più belli è la splendida corona formata da una lamina d’oro con una chiusura a uncino a testa di cobra, nella parte centrale è riconoscibile una piccola edicola (naiskos) nella quale Serapis siede sul trono.
Il dio è girato su un fianco, il piede destro in avanti, il braccio sinistro è appoggiato ad una lancia, mentre quello destro è rivolto verso il basso e con la mano tocca la testa del piccolo Arpocrate, ritratto alla base della colonna mentre si succhia l’indice destro.
Su un’estremità della corona si nota una conchiglia in cui è visibile il busto della dea Iside, con il disco solare sul capo dal quale partono alcune spighe di grano.

Oltre centosettanta placchette dorate completano il tesoro; su alcune di esse è possibile riconoscere il ritratto di Apis, mentre in altre quello di Iside, Osiride e Serapis.
All’interno del vaso fu inoltre rinvenuto un pettorale costituito da un filo d’oro da cui pendevano sessantasette placchette e nove ciondoli.

Questo tesoro non costituiva la dote di una sconosciuta principessa e tanto meno la fortuna di qualche ricco abitante del luogo.
Il tesoro apparteneva ai sacerdoti del tempio di Serapide, i quali durante le cerimonie indossavano i preziosi gioielli, mentre le placchette erano gli ex voto dei fedeli, realizzati nella stessa Dush e venduti all’ingresso del santuario.

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