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Nel suo viaggio celeste, il
dio sole, doveva affrontare due volte al giorno un grave
pericolo, Apophis (in egizio Aapep,Aapef) il serpente primordiale, il caos che
odiernamente minacciava l’entità solare, all’alba e al tramonto, mettendo in
pericolo l’ordine dell’universo.
Tuttavia, l’esistenza dei Apophis era necessaria proprio per l’equilibrio del
mondo stesso.
Le sue spire circondavano il mondo lungo la linea dell’orizzonte, questa
posizione era il punto giusto per i suoi attacchi al sole, nel momento in cui si
avvicinava all’orizzonte.
Qual’era la tecnica del grande serpente?
Era quella di tentare con le sue spire di stringere il sole, spire rappresentate
dai banchi di sabbia.
Il sole rispondeva agli attacchi di Apophis, dalle cui ferite colava il sangue
che colorava di rosso il cielo dell’alba e del tramonto.
Apophis, incarnazione del Nemico Divino, simbolo dei poteri dell’oscurità a
volte veniva identificato con Seth, nemico degli dei.
Anche per i defunti era pericoloso il viaggio nell’aldilà, tuttavia i testi
funerari assicuravano la sconfitta del serpente (“capovolgimento di Apophis”)
con la formula magica “esso realmente la salva da tutti i mali”, che proteggeva
il defunto nel suo viaggio.

Una delle più famose rappresentazioni è quella del “Grande Gatto” che taglia la
testa del serpente, mentre con le sue spire minaccia il sacro albero di persea,
tratta dal capitolo 17 del Libro dei Morti, e che
spesso appare nelle tombe del Nuovo Regno.
Un’altra raffigurazione, molto importante, è
quella rappresentata da Seth ( in origine divinità benefica e protettrice delle
oasi) con la testa di falco e alato, nell’atto di trafiggere con una lancia il
serpente Apophis.
Proprio da questa raffigurazione e da altre analoghe, i primi cristiani trassero
l’iconografia di San Giorgio e del drago.

La sconfitta di Apophis, dal Libro dei Morti di Cheritwebeshet
Il Cairo - Museo Egizio
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