
Fin dalla I
Dinastia il culto di un toro Apis (Hop nella lingua locale) è vivo nell'Antico
Egitto, come divinità rurale simbolo della generazione e della forza
fecondatrice.
Adorato a Menfi, fu presto assimilato a Ptah, patrono della città,
di cui fu riconosciuto come incarnazione. A Ra, Apis deve il disco solare
piantato, con l'ureus tra le sue corna.
I sacerdoti di Apis a Menfi, conosciuti
durante l'Antico Regno come "Bastoni di Apis" battevano la campagna alla ricerca
del toro recante il marchio divino, marchio che doveva essere presente su più
parti del corpo dell'animale. Lo scopo era quello di fare di esso il successore
dell'Apis regnante.
Quando un Apis moriva, veniva sepolto secondo un rituale
preciso, dopo essere stato sottoposto a mummificazione. Al termine del
cerimoniale funebre, veniva calato nei sotterranei del
Serapeum, dove andava a raggiungere le precedenti incarnazioni del dio.
Veniva allora posto sul trono il nuovo Apis, fatto che costituiva un'occasione
di festa. Dopo essere stato mostrato al popolo, il toro divino veniva condotto
nel santuario, dove era destinato a vivere con il suo harem di giovenche, per
non uscire più se non in occasioni di processioni che richiedessero la sua
resenza. Oltre a ricevere offerte dai fedeli, nell'Apeion, il dio-toro rendeva
anche responsi in qualità di oracolo. |