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Maggio
1950.
Alcuni contadini danesi intenti a tagliare torba scoprirono il corpo di
un uomo in una palude.
Immediatamente chiamarono la polizia, ma i poliziotti che ormai avevano
fatto l’abitudine a simili chiamate, si rivolsero ad un funzionario del
museo.
Il cadavere non era vittima di un recente assassinio, ma lo sventurato
interprete di qualche dramma rituale svoltosi forse duemila anni prima.
Peter V. Glob un esperto in fatto di popoli delle paludi, uomini e donne
dell’Età del ferro, i cui corpi a volte si ritrovavano nelle torbiere
nord europee, si mise a studiare il caso.
L’uomo di Tollund, dal nome della palude in cui era stato trovato, è uno
dei più bei esemplari della gente delle paludi.
La parte più interessante era il volto, completamente intatto.
Questa la descrizione di Glob:
”Sul suo volto c’era un’espressione gentile: gli occhi appena socchiusi,
le labbra in una piega dolce, come in una silenziosa preghiera.
Era come se l’anima del morto fosse ritornata per un attimo dall’altro
mondo, attraverso la porta dell’altro mondo, attraverso la porta del
cielo d’occidente”.
Il cadavere era coricato sul fianco destro, come se dormisse ed aveva
assunto una colorazione marrone, tipo cuoio scuro, mentre i capelli
corti erano stati colorati dalla torba in un color bruno rossiccio.
I contorni del corpo erano distorti e appiattivi dal peso della torba
sovrastante.
Ad un esame più approfondito l’illusione di questa aria serena cambiava
i quanto si vedeva un cappio intorno al collo.
L’uomo di Tollund era morto impiccato.
Da centinaia di anni contadini di tutto il nord Europa estraevano torba
dalle paludi che veniva poi usata come combustibile.
Durante questo periodo le paludi avevano restituito alcuni di questi
resti macabri.
In certi casi le ossa erano scomparse per decalcificazione, ed erano
rimasti solo la pelle e le viscere.
Di solito questi corpi venivano frettolosamente risepolti nella torba o
sepolti in terra consacrata.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale
vennero riconosciuti come resti umani risalenti all’antichità.
Da allora sono entrati in campo gli archeologi che li hanno studiati
molto più attentamente.
Con i metodi moderni di datazione basati sull’analisi pollinica o le
tecniche del Carbonio 14, collocano la maggioranza di questi corpi delle
paludi in un periodo di tempo che va dal 100 a.C. al 500 d.C. circa.
I reperti danesi sono quelli più numerosi e meglio documentati,
soprattutto quelli dello Jutland settentrionale e centrale.
Sono compresi l’uomo di Tollund e il suo vicino, l’uomo di Grauballe,
dissotterrato nel 1952 in una palude diciassette chilometri più ad est,
e anch’esso attentamente studiato da Glob.
Anche l’uomo di Granballe
era stato ucciso, la gola era stata squarciata quasi da un orecchio
all’altro, e il cranio fratturato.
Il corpo rivelava altre ferite, alcune delle quali potevano essere state
inferte dopo la morte.
Questi segni di violenza sono riscontrabili, in molti corpi ritrovati
nelle paludi: impiccagione, strangolamento, taglio della gola,
randellate o decapitazione.
Unica eccezione una ragazza di quattordici anni trovata nella Germania
del Nord.
Gli archeologi ritengono che sia sta affogata nell’acqua poco profonda
della palude, dopo essere stata bendata.
Un’importante scoperta del XIX secolo fu quella del corpo di una donna
di circa cinquant’anni, che probabilmente era stata sepolta viva in una
torbiera dello Jutland.
Delle grandi forcelle di legno, fortemente premute sulle ginocchia e sui
gomiti, avevano fissato il corpo alla torba sottostante.
Orizzontalmente venero posati dei grossi rami trasversalmente al corpo
ed erano stati assicurati con forcelle piantate nella torba.
L’espressione della morta era “disperata”.
Cosa significano queste raccapriccianti scoperte?
Autopsie complete, analisi di laboratorio ed esami ai raggi X sono stati
eseguiti.
Le condizioni delle mani indicavano che non erano sottoposti a lavori
manuali.
In entrambi i casi il contenuto dello stomaco, rivelava che l’ultimo
pasto era una specie di pappa fatta con cereali vari e semi di fiori di
campo.
Questo fa pensare che i due uomini siano stati uccisi durante l’inverno
o all’inizio della primavera..
Questo confermerebbe la teoria di Glob, secondo la quale quegli uomini
non furono giustiziati perché criminali, ma come vittime sacrificali ad
una dea nordica della fertilità, in occasione di riti celebrati per
affrettare l’arrivo della primavera.
Era in tale occasioni, che nell’età del Ferro, i sacrifici umani
giungevano al culmine.
Questi uomini restano la muta testimonianza delle oscure usanze di
un’era lontana.
Iside |
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