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A Saqqara, nella tomba di Ankhmahor Visir del Faraone Teti (Vi
dinastia, 2345 a.C.) compare un bassorilievo con la rappresentazione della
pratica della circoncisione.
I geroglifici illustrano il dialogo:
l'operatore accosciato per terra sulla sinistra dice all'aiutante che tiene le
braccia del paziente:
"Tienilo, presto, non farlo cadere"
questi risponde
"Farò come tu vuoi".
Sulla destra, invece, il paziente dice:
"Strofinalo bene,affinché sia efficace".
e l'operatore risponde:
"Farò una cosa indolore, piacevole".
Queste ultime frasi fanno pensare che l'oggetto nella mani dell'operatore di
destra avesse un'azione anestetica, alcuni sostengono si tratti invece di uno
strumento tagliente e che il termine "strofinare" sia riferito all'operazione di
affilatura.
Secondo Nunn la circoncisione aveva un significato rituale di accesso alla
virilità piuttosto che una pratica igienica come è comunemente ritenuto.
Questo renderebbe più chiaro il significato della presenza di questa scena nella
tomba del dignitario, se riferita a se stesso o ai propri figli, ma non
chiarisce il senso del dialogo.


Tratto da La cultura medica nell'Antico Egitto di Roberto Zacco |
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