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Nei
tempi antichi il cigno fu un importante simbolo, il suo bianco piumaggio
è l’emblema dell’assoluta purezza, per questo motivo Giove prese il suo
aspetto per avvicinarsi all’innocente Leda.
Il cigno è in relazione con il dio Apollo, assiste alla sua nascita, lo
trasporta in volo e con la sua forza sa prevedere il futuro.
Secondo un’antica leggenda germanica (Il Nibelungenlied, Canto dei
Nibelunghi) le vergini possono trasformarsi in cigni veggenti.
Questo animale sovente rappresenta la grazia femminile, Artemide e
Afrodite furono rappresentate accanto ad un cigno mentre in epoca romana
fu il simbolo del Cristo sulla croce.
Splendente costellazione del firmamento, il cigno è anche simbolo di
realizzazione completa, in quanto simboleggia sia l’essenza maschile (il
lungo collo, simbolo fallico) che quella femminile nel corpo candido e
rotondo, l‘androgino assoluto, il perfetto Uovo del Mondo poiché in esso
sono condensate le due nature.
Per gli alchimisti il cigno, rappresentanta l’elemento mercurio.
Nei simboli araldici lo troviamo negli stemmi di Boulogne – sur – Mer e
di Zwichau in Sassonia.
Nel 1440 fu fondato come ordine cavalleresco l’”Ordine del Cigno” ,
rinnovato, poi dal re tedesco Federico Guglielmo II nel 1843, come
ordine secolare di carità, tuttavia non entrò mai in vigore.
Soltanto nei bestiari medievali al cigno fu
attribuita una valutazione negativa ponendo l'accento sul contrasto tra
le sue bianche piume e le carni completamente nere:
”In tal modo è un’immagine dell’ipocrisia, la cui carne nera e
peccaminosa è celata dalle bianchi vesti. Quando il cigno viene
spogliato dal suo piumaggio bianco, la sua carne nera si arrostisce al
fuoco. E così l’ipocrita alla sua morte viene spogliato di ogni
ornamento terreno e scende nel fuoco dell’inferno”.
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