ARCHEOLOGIA ANTICO EGITTO
GLI ARCHEOLOGI
HOWARD CARTER
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Howard CarterArrivato a Luxor il 28 ottobre 1922, Howard rimise insieme la vecchia squadra di scavatori. Sotto l’ingresso sepolcrale di Ramses IV vennero alla luce le fondamenta delle capanne erette tremila anni prima dai costruttori delle necropoli. Carter le fece rimuovere. Il 4 novembre, quando giunse in cantiere, non udì il consueto rumore dei picconi e dei badili: doveva essere successo qualcosa. Il caposquadra gli fece strada e gli mostrò un gradino nella roccia, proprio dove erano state asportate le fondamenta. Lavorarono senza sosta fino al pomeriggio del giorno seguente disseppellendo dodici gradini e la parte superiore di un portale murato.

Howard in trent’anni aveva trovato numerosi sepolcri, mai però col portale sigillato. Carter riconobbe quello della città dei morti: lo sciacallo con nove prigionieri; gli altri non riuscì a decifrarli e suppose che appartenessero a Ramses IX. A Carter sembrò che si lavorasse troppo lentamente, bisognava accelerare: sbadilò e trasportò lui stesso le ceste colme di detriti. Poi spinse da parte i collaboratori, afferrò martello e scalpello, praticò un foro nella parete sotto la trave superiore e introdusse una lampadina elettrica; schermandosi gli occhi con la mano, diede uno sguardo dentro. Si vedeva un corridoio zeppo di macerie; era la prova che la sepoltura non aveva mai subito l’assalto dei violatori? Sebbene Howard non sapesse ancora di chi fosse quell’estrema dimora, gli costò non poco non sfondare subito la parte che occludeva il portale. Invisibile, dietro di lui c’era il conte di Carnavon; il denaro era suo, suoi erano i soldi con cui viveva da quindici anni. Carter ordinò agli operai di ricoprire i gradini con i detriti.Il mattino successivo fece spedire il telegramma che già conosciamo a Carnavon, il quale rispose che sarebbe venuto il più presto possibile.

Il 4 novembre 1922 alla presenza di Carnavon e di sua figlia Evelyn i gradini furono subito liberati; erano sedici e conducevano al portale che nella parte bassa recava altri sigilli. Cinquanta centimetri più sotto comparvero anelli con il nome, il segno del sole e lo scarabeo.
Tutankhamon, non c’era dubbio!
Il Lord e l’archeologo si abbracciarono.
Pochi minuti dopo essersi abbracciati, Howard indicò il muro che sbarrava l’ingresso, non disse una parola, tenne soltanto il dito puntato verso una macchia sul portale, in alto a destra. Anche il Lord la notò: un buco, mezzo metro di diametro, intonacato in epoca successiva, forse addirittura due volte. La disperazione di Howard era ancora più grande di quella del Lord, al quale infatti era sfuggito un particolare: nel liberare gli ultimi gradini, erano venuti alla luce dei frammenti e uno scarabeo con i nomi di Thutmosi III, di Amenofi III e Akhenaton.
Che si trattasse di un nascondiglio di suppellettili occultate da qualche tombarolo? Il 25 novembre 1922 il muro che chiudeva il portale fu demolito, il sospetto che il sepolcro fosse già stato violato trovò conferma. Impossibile non accorgersi che il corridoio era pieno di macerie di colore diverso. La volta era alta un paio di metri, nell’angolo in alto a sinistra i predatori si erano scavati un cunicolo, dal quale però erano riusciti a far passare solo piccoli oggetti.

Howard CarterVerso le quindici del giorno dopo, rimossa la massa dei detriti, a otto metri e mezzo dal portale d’ingresso comparve una seconda porta sigillata, anch’essa aveva un buco tappato, ma era così piccolo, che sarebbe stato impossibile per un uomo penetrarvi. Quando Howard vide sui sigilli l’anello con il nome di Tutankhamon, ricominciò a sperare. Carter molta con delicatezza scalpellò la parte in alto a sinistra della porta sigillata, poi con una sbarra di ferro prese a percuotere il buco. Risuonò il vuoto, la camera da cui il muro lo separava non era piena di detriti. Howard accese una candela, la tenne davanti alla piccola apertura e introdusse la testa più che poté con circospezione. Come da sotto un velo emersero strani animali che lo fissavano, uomini a grandezza naturale armati di bastone sbucarono dall'ombra, preziosi forzieri, vasi di luminoso alabastro, carri, e divani con teste e zampe d’animali.

Dopo aver consentito a Carnavon di dare un’occhiata, Carter demolì quasi completamente il muro, nel frattempo era stato approntato l’impianto elettrico.
Scrisse Carter:
"Nostra prima impressione è che la camera da noi aperta sia soltanto un’anticamera avendo trovato infatti i sigilli della porta, pensiamo di trovare il faraone Tutankhamon. I papiri di Torino dicono – descrivendo la tomba di Ramses IV – che era uso chiudere il cadavere del re in tre bare, oltre che nel sarcofago, e che quest’ultimo veniva a sua volta serrato in tutta una serie di casse da morto. Poiché la porta non era aperta – tranne un piccolo buco nel muro praticato dai tombaroli e tappato dai necroguardiani di Ramses IX - , abbiamo fondato motivo di sperare che lo stesso faraone non sia stato violato. La scoperta è particolarmente importante proprio perché, per la prima volta, si tratta di una sepoltura reale con le porte non manomesse, sigillate dagli ispettori di Ramses IX. Naturalmente grande è il nostro desiderio di rompere altri sigilli, prima, però, dobbiamo sistemare tutti i reperti dell’anticamera. Finchè non abbiamo finito, preghiamo gli archeologi di tutto il mondo di avere pazienza. Tra un paio di mesi speriamo di poter cominciare l’esame della altre camere”.

Carter però commise un errore quando parlava dei sigilli; non erano ramessidi quelli del portale d’ingresso, sia il buco, sia la sua otturazione e intonacatura erano avvenuti prima. In un rapporto inviato al “Times”, Carnavon aveva affermato che i sigilli delle porte erano di Ramses IX e che quindi lo scasso doveva essere avvenuto in quel periodo (1127-1109). James Henry Breasted, più tardi, incaricato da Carter di esaminare i sigilli, stabilì che quelli attribuiti a Ramses IX erano in realtà di Tutankhamon. Bisogna tener presente che il sepolcro del re-bambino era già stato dimenticato quando regnava Ramses VI (1142 – 1135). Soltanto così trova spiegazione il fatto che coloro che edificarono nella roccia la tomba del sesto faraone ramesside, eressero le capanne sull’ingresso sepolcrale di Tutankhamon, la cui estrema dimora era sicuramente stata violata subito dopo la costruzione.

Ben presto Carter si accorse che la scoperta della tomba andava al di là delle sue forze e delle sue capacità. Non fu facile convincere Carnavon che era necessaria un'intera equipe di archeologi se si voleva esaminare con esattezza scientifica la sepoltura del faraone. L'appello di Howard fu raccolto da una spedizione del New Yorker Metropolitan Museum, che, guidata da Arthur Mace, stava portando a termine gli scavi iniziati nel 1906 a Lisht. Lythgoe (capo della sezione egizia di quel museo) diede il suo assenso telegrafico.  Per due anni Mace fu il miglior sostegno di Carter quando si trattò di superare le numerose difficoltà che via via dovettero affrontare.

Un altro archeologo si dimostrò un vero amico: l’americano James Henry Breasted che ebbe notizia della scoperta il 7 dicembre 1922. Partito da Abu Simbel e approdato ad Assuan, trovò una lettera di Carnavon che lo informava della tomba trovata da Carter; partì subito alla volta di Luxor. Quando giunse sentì parlare di tesori favolosi, di una tomba faraonica inviolata, di più preciso nessuno era in grado di sapere, i giornali egiziani non ne avevano ancora dato notizia. Breasted e suo figlio Charles si recarono nella Valle, erano ancora lontani quando scorsero la sepoltura,  circondata da militari armati di fucili. Il mattino seguente, Carter e Breasted s’incontrarono all’imbarcadero sul Nilo, Howard cominciò a tracciare la pianta dell’anticamera, con la matita toccò leggermente diversi punti interni del rettangolo, facendo il nome di alcuni tesori che si trovavano lì. Tre giorni dopo, Breasted, per non destare il minimo sospetto e per non attirare una folla di curiosi, finse di fare il turista , salì il sentiero a lui ben noto e, giunto in cima, scese il pendio roccioso.  Carter lo stava aspettando insieme con Callender, Burton, Mace ed Herbert Winlock. Scesero i sedici gradini fino alla cancellata coperta da una tela bianca.  Dentro alla tomba i fari accesi  proiettavano le sbarre di ferro del cancello sulla tela, la cancellata era chiusa con quattro lucchetti .

In silenzio guardarono Carter che faticosamente la spalancava


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