ARCHEOLOGIA ANTICO EGITTO
GLI ARCHEOLOGI
HOWARD CARTER
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Howard CarterHoward Carter aveva sette anni quando sua madre decise di mandarlo a scuola, il padre, ritenendolo troppo cagionevole di salute, si oppose chiamando un maestro in casa che diede i primi rudimenti del sapere al ragazzino. Un giorno, nell'estate del 1891, incontrò la baronessa Lady Amherst di Hackney, la quale disse che se era sua intenzione diventare pittore forse aveva un'occupazione per lui. Il noto archeologo Flinders Petrie e il suo giovane assistente Percy Newberry, reduci da una spedizione nell'Egitto centrale, avevano portato migliaia di schizzi a matita e Newberry doveva rimanere giorno e notte al British Museum per rifinirli in bella copia.

Carter partì immediatamente per Londra e si presentò al museo. dove lo ingaggiarono per tre mesi. Quando, nell'ottobre del 1891, Newberry si preparò a tornare nella terra dei faraoni, disse al comitato che sarebbe stato più economico portarvi anche il giovane copiatore in modo da poter disegnare sul posto, così che agli esumatori sarebbe rimasto più tempo per scavare. Nei mesi successivi lui e Newberry lavorarono nelle sepolture rupestri di Beni Hassan e Der al-Bersha.

Carter aveva solo disegnato e dato che era impensabile poter scavare, decise di andare a Tell El_Amarna, dove sperava di poter dissotterrare qualcosa; appena giunto si presentò al direttore degli scavi, Petrie, che decise di assegnargli un appezzamento in cui nessuno aveva mai scavato, Carter conquistò subito la sua amicizia, lavorava come un matto, ma dopo settimane di scavi si trovò tra le mani solo tre blocchi di pietra, evidentemente frammenti di una lapide di grosse dimensioni, su una delle quali si poteva riconoscere la testa di Akhenaton.

Petrie spiegò a Carter che le fondamenta che stavano venendo alla luce erano quelle del più grande tempio del mondo
e il giovane Howard pensò di iniziare a tracciarne la piantina in scala. Camminando per trenta, quaranta e spesso cinquanta chilometri al giorno, misurò, rilevò, disegnò e, in poche settimane preparò il primo documento cartografico di Tell el_Amarna, Akhetaton, l’antica capitale. La planimetria della città fu così perfetta, che Petrie propose a Carter di mandarla al Cairo, all’Ufficio Antichità. Howard seguì il consiglio portò il piano urbanistico a Minia e lo spedì per posta, purtroppo non giunse mai a destinazione: un duro lavoro di settimane andò in fumo.

Carter non si diede per vinto.
La determinazione con la quale Howard s’era messo all’opera diede presto i suoi frutti: anch’egli cominciò, con sempre maggior frequenza, a dissotterrare utili reperti. Una sera durante il solito esame degli oggetti rinvenuti Petrie mostrò a Carter un anello da sigillo; sul cartiglio c’era il nome di un re: “ Tutankhamon” – “più che mai vivo è Amon”.
Era il nome del faraone dimenticato.
Da molti anni capitava di trovare il suo nome o tracce di esso e Petrie fu il primo ad occuparsi in maniera sistematica della cronologia del Dimenticato. Il lavoro con Petrie durò sei anni durante i quali Howard apprese le tecniche e i metodi di uno scavo archeologico accurato.

A 25 anni Carter diventò ispettore delle Antichità per l’Alto Egitto e la Nubia con sede a Luxor. Ora spettava a lui il controllo di Karnak, di Tebe, di Edfu, di Philae, di Abu Simbel, dei grandi templi e dei maggiori centri di cultura. Come ispettore alle antichità Carter aveva il potere, ma non il denaro necessario per intraprendere degli scavi, questa situazione durò finché non conobbe Theodore Davis.  Insieme solcarono le acque del
Nilo e il neoispettore mostrò all’ospite il proprio impero. Davis assicurò che sarebbe stato un piacere scavare da quelle parti e se c’era da spendere era pronto a farlo. Howard. naturalmente, sarebbe stato felicissimo di rimboccarsi le maniche in uno scavo, invece di star lì a far quadrare i conti e a preparare le paghe.

Carter comandava anche uomini armati che facevano la guardia alle sepolture faraoniche già scoperte nella
Valle dei Re ed ogni volta che faceva la sua ispezione, si accorgeva sempre più di non essere l’uomo giusto al posto giusto. Doveva muoversi, impolverarsi e infangarsi nel deserto, lavorare di pala e piccone, quindi si mise d’accordo con Davis: avrebbero scavato insieme utilizzando il capitale del primo e l’esperienza del secondo. Howard fece in modo che a Davis fosse concesso di scavare nella Valle dei Re; Maspero, il direttore generale degli scavi e delle antichità, acconsentì malvolentieri, da un lato temeva che se Carter si fosse dedicato a dissotterrare la sua attività di ispettore ne avrebbe sofferto e, dall’altro, era del parere che nella Valle dei Re non si potesse trovare più nulla di interessante.

Nei primi giorni del 1902, Carter cominciò a "setacciare" la Valle per conto proprio. Puntò inizialmente sulla parete rocciosa sudorientale della conca valliva e dopo tre giorni trovò quello che cercava: l’ultima dimora del faraone Thutmosi IV , purtroppo già depredata. Mentre scavava per trovare l’estrema dimora di Thutmosi IV, Howard rinvenne una tazzina d’alabastro e un piccolo scarabeo azzurro con il nome della regina Hatshepsut. Il 2 febbraio 1903, sessanta metri a nord della tomba di Thutmosi IV, Carter trovò una pietra su cui c’era l’anello con il nome di
Hatshepsut; in quel momento ebbe la certezza di trovarsi di fronte alla sepoltura della sovrana e anche se la tomba era spoglia, disadorna e priva d’iscrizioni, averla scoperta rese celebre Carter per essere riuscito là dove Napoleone e Lepsius avevano fatto cilecca.

Verso la fine del 1905, a Saqqara, un gruppo di francesi ubriachi tentò di entrare nel Serapeum senza biglietto spintonando il guardiano, che si oppose fermamente e non li lasciò entrare. Quando il capo delle sentinelle avvisò Carter di quello che stava succedendo, Howard si affrettò a raggiungere il sepolcro dei tori, dove fu coinvolto nella lite e pesantemente insultato, ordinò quindi alle sentinelle di difendersi ed un francese rimase ucciso. Tornati a il Cairo i turisti protestarono contro Carter, il console generale di Francia pretese le scuse ma Howard rifiutò, sostenendo di aver fatto solo il proprio dovere. Maspero cercò in tutti i modi di indurre il suo ispettore a scusarsi, ma Carter preferì dimettersi.

A trentuno anni Carter senza lavoro, senza casa e senza soldi, incontrò Ahmed Gurgar, il suo vecchio caposquadra che gli diede ospitalità. Meditando sulla sua sfortuna, Howard si ricordò di aver in mano un mestiere: dipingere paesaggi e a venderli ai turisti.
Anche Davis non rimase insensibile nel vedere che tutti avevano dimenticato Howard, sapeva che si trattava dello scopritore della tomba di Hatshepsut e di quella di Thutmosi IV, quindi gli propose di scavare e di disegnare per lui dietro compenso. Si trattava, nella successiva stagione di scavo, di copiare le iscrizioni e di disegnare tutti i reperti. Le prime settimane di quella nuova attività risultarono frustanti.

Davis che, nella Valle poteva scavare dove voleva, aveva fatto affondare i picconi in una valle laterale. Dal 1° novembre al 20 dicembre 1904 fece rimuovere enormi quantità di sabbia e di roccia, ma senza ottenere alcun risultato e la matita di Carter rimase completamente inoperosa. Dopo una breve vacanza in occasione delle feste natalizie, Howard e l’ispettore Quibell trovarono un piccolo spiazzo all’imbocco della Valle dei Re, tra la sepoltura di Ramses III  e quella di Ramses XI ,la quale, a quel tempo, veniva ancora attribuita a Ramses XII.
Era il 6 febbraio 1905 quando, vedendo in lontananza Davis avanzare nella Valle, il caposquadra gli corse incontro gridando: "Un gradino, un gradino!"  In fondo alla buca gli operai avevano scoperto un gradino di pietra, da esso, inequivocabilmente, cominciava una tomba: l’ultima dimora di Tuia e Yuya. Carter eseguì gli schizzi e i disegni che poi Davis, nel 1907, fece pubblicare, L’opera di Howard fu di grande importanza in quanto, fino a quel momento, la tomba di Tuia e Yuya era l’unica ritrovata con suppellettili originali.

Una volta all’anno la Commissione governativa per le Antichità, presieduta da Maspero, si riuniva e concedeva i permessi per scavare, ma solo a patto che metà dei reperti venissero consegnati. Maspero volle dare una mano a Carter, il licenziamento era avvenuto in seguito a pressioni politiche, ma non aveva dimenticato le capacità del giovane, così lo presentò a Lord Carnavon. Quando s’incontrarono per la prima volta i loro sguardi erano piuttosto ostili, eppure per sedici anni questi uomini così profondamente diversi, sarebbero rimasti insieme. Carnavon aveva allora quarantuno anni, era ricchissimo e pieno di vita; per lui l’archeologia era un affascinante modo di passare il tempo, l’occasione per mettere insieme oggetti da mostrare, mentre Carter, a trentatré anni, era povero e rassegnato, con un’esistenza  alla quale era stato sottratto ogni valore. La paga giornaliera di Carter (una sterlina britannica) era annualmente arrotondata a quattrocento: accontentarsi, lavorare e tacere.

Nella primavera del 1907 Maspero diede ai due inglesi il permesso di scavare in un territorio che si trovava a nord-ovest dal punto in cui Carnavon aveva fino allora cercato, a Der el-Bahari. Subito il primo giorno il Lord fece chiaramente capire che era lui il padrone, lui che comandava, Carter doveva soltanto fungere da consulente. Carnavon, non solo stabiliva quando, ma anche dove scavare e mostrava con orgoglio il diario, su cui tra l’altro si legge:
”Scavavamo da dieci giorni a Der el-Bahari, quando rinvenimmo una sepoltura inviolata. Aveva un aspetto straordinariamente moderno, vi erano diverse bare; una di esse attrasse particolarmente la nostra attenzione: era bianca, dipinta con cura, aveva una coltre funebre e, ai piedi, un mazzo di fiori. Per venticinque secoli nessuno le aveva toccate. Non tardammo a scoprire perché gli spogliatori avessero risparmiato quel sepolcro: era completamente privo d’oggetti di valore; evidentemente le casse da morto appartenevano a povera gente che avevano investito in esse tutto il denaro. Fatti i funerali non era rimasto più nulla”.

Il fallimento con cui si concluse la prima campagna di scavi fece capire a Carnavon che bisognava utilizzare l’esperienza di Carter e consentirgli di sceglier dove scavare. Il Lord comunque non mollava il comando. Per l’anno successivo individuò tre punti di scavo che gli parvero promettenti:
1° pochi metri a nord della moschea
2° una borgata ancor più a settentrione, tra i tumuli del villaggio di Dra Abu el-Nagga e la terra coltivabile
3° un territorio nella parte settentrionale di Der el_Bahari.


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