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Fin da bambino
Amenhotep III (Amenofi) sapeva che un
giorno sarebbe diventato re, ma non poteva immaginare che questo sarebbe
successo quando aveva otto anni. Secondo alcuni storici, infatti, è a questa età
che il giovane re ereditò lo scettro dal padre Tuthmosi IV, dando inizio ad uno
dei periodi più luminosi dell'intera storia dell'Antico Egitto.
La già gloriosa XVIII dinastia vide fiorire una grandezza e un lusso eccezionali sotto quest'
uomo dalla non comune personalità che dal 1387 al 1348 a.C. creò opere grandiose
nella terra del Nilo.
Amenhotep III è stato definito dalla critica storica "il
Re Sole d'Egitto"per due buone ragioni.
La prima è data da uno dei suoi epiteti,
poiché egli era detto il Disco splendente del Sole" d'Egitto. Ciò ha suggerito
agli archeologi francesi l'accostamento con il "Re Sole" per eccellenza, il
francese Luigi XIV che, nel 1643, ricordò il sovrano egizio per la grandezza e
lo sfarzo esibiti a corte.
Amenhotep III,
data la giovane età che aveva al momento della salita al trono, dovette affidare
la monarchia alla madre Mutemuya. La donna aveva dato alla luce l'erede al trono
a Tebe, ma il giovane re visse a lungo, esattamente fino al ventinovesimo anno
di regno, a Menfi, dove i giovani principi candidati al trono ricevevano
l'educazione necessaria per guidare il Paese.
Poi, forse per via dello scoppio
di una pestilenza, il faraone decise di trasferirsi con la corte e i familiari
nella capitale Tebe che, grazie alla presenza del sovrano, diventò una città di
sogno, ricca di monumenti sontuosi, che con le loro dimensioni grandiose ne
sottolinearono l'importanza e il prestigio, dentro e fuori l'impero.
Le rovine
odierne ci permettono di immaginare e ricostruire lo splendore di un tempo: tra
il Nilo e i suoi palmeti, fra il verde dei campi e la sabbia del deserto,
troneggiavano palazzi accuratamente arredati e immersi nel cuore di rigogliosi
giardini, ricchi di vegetazione e impreziositi da piccoli laghi artificiali.
In
questo scenario il re trascorse momenti felici a fianco della sua amata
compagna, la regina Tiye, che sposò nel secondo anno di
regno quando era ancora un ragazzino. Questa donna, che ricevette il titolo di
Grande Sposa Reale, esercitò una notevole influenza sull'impero e sopravvisse al
90 marito continuando a seguire la sorte del popolo egizio anche quando salì al
trono il figlio Akhenaton.
I ritratti mostrano una donna dai tratti
sensuali e piuttosto marcati (probabilmente per una possibile origine nubiana
della regina), le labbra carnose nelle raffigurazioni giovanili e sottili in
quelli senili, sottolineano una personalità forte e determinata, mentre i grandi
occhi neri, sono vivaci e profondi.
Tiye fu particolarmente venerata da
Amenhotep III, il quale volle che la moglie venisse rappresentata al proprio
fianco sui rilievi e sui monumenti e nelle statue in coppia, talvolta, alla sua
stessa grandezza. Per sottolineare il ruolo regale e divino della coppia, il
faraone fece costruire a Soleb, in Alta Nubia, un tempio dedicato al proprio
culto personale e, nella vicina Seddenga, uno dedicato al culto della moglie,
come personificazione della dea Hathor.
Il primo è il più importante monumento
egizio che si sia conservato in Alta Nubia e il secondo, purtroppo crollato e in
attesa che gli splendidi blocchi decorati possano un giorno venire restaurati,
aveva il nome di "Casa di Tiye".
Di fronte a tanta dimostrazione di affetto,
alcuni appassionati dotati di fantasia hanno voluto immaginare che il matrimonio
reale sia stato il risultato di una romantica storia d'amore fra il re e una
modesta suddita. Tiye in effetti non aveva origini principesche ma non era
neppure l'ultima delle fanciulle di Tebe.
Era figlia di
Yuya, un importante dignitario di Akhmin - la città del dio
Min - che
possedeva vaste proprietà ed era sovrintendente degli armenti e che, inoltre,
aveva preso in moglie una donna di nome Thuya,
sacerdotessa del tempio di Min, che aveva accesso alla corte del re, mentre uno
dei suoi figli, Aanen, era sacerdote di Amon. Yuya era anche direttore delle
scuderie reali e ufficiale di Sua Maestà e, nel corso degli anni, gli venne
conferito il nome di Padre del Dio", titolo di difficile interpretazione
attribuitogli probabilmente per il suo ruolo di suocero del re e forse anche per
quello dì padre di Ay, il faraone che regnò sull'Egitto dopo il breve regno dì
Tutankhamon.
Le nozze di Amenhotep III, quindi, pur dettate da un sentimento di
affetto sincero, erano destinate ad avere anche effetti positivi sulla stabilità
della monarchia.
Quello del terzo Amenhotep fu un regno prevalentemente
pacifico, che vide l'esercito impegnato unicamente in una ribellione in Nubia
nel quinto anno del regno e in una seconda spedizione che si compì verso il
termine della monarchia. I rapporti con gli stati del Vicino Oriente si
limitarono a fecondi contatti diplomatici resi possibili da una fitta
corrispondenza instaurata da Amenhotep III, e successivamente continuata da
Akhenaton e Tutankhamon, con i sovrani dei popoli del Levante. Amenhotep III
sapeva di dominare un vasto impero, reso forte e sicuro dalle imprese militari
dei suoi predecessori. Per questo motivo non ritenne necessario spedire
l'esercito in quei territori che avevano avuto già modo di confrontarsi con la
potenza bellica egizia. Quelli che il faraone chiamava 'fratelli",e cioè i re
asiatici, rimasero in pace nei propri territori ma cominciarono a preparare in
silenzio un nuovo attacco. L'unica cosa che Amenhotep III ritenne opportuno
fare, fu un matrimonio politico sposando Gilughepa, una figlia del re del
Mitanni.
Oltre alla politica estera il re si occupò ovviamente di quella
interna, dedicandosi alla realizzazione di opere di pace, per le quali si
avvalse dei migliori artisti dell'impero; tra questi si distinse il suo omonimo Amenhotep, figlio di Hapu, capo degli architetti regali e originario del Delta.
Costui, nato circa nel 1430 a.C., realizzò il progetto per la costruzione del
tempio di Luxor e seguì i lavori di Soleb e Seddenga.
Morì probabilmente intorno agli ottant'anni e dopo la sua dipartita fu
divinizzato per onorare la sua saggezza. Il suo nome venne affiancato a quelli
dei due grandi architetti della storia egizia, Imothep (III dinastia) e Senenmut
(XVIII dinastia).
Amenhotep III e il suo fedele architetto hanno lasciato
monumenti che abbiamo ancora oggi la fortuna di poter visitare.
Primo fra tutti
il grande tempio di Luxor,
meta di turisti provenienti da tutto il mondo, di cui è possibile ammirare la
splendida corte, tra le più belle della storia dell'arte, circondata da una
doppia fila di 62 colonne e preceduta da un altro gigantesco colonnato
monumentale. Il tempio era l'opet (o "harem") meridionale del dio Amon, dove la
divinità si recava una volta all'anno per fare visita alla sua sposa.
Un'iscrizione all'esterno dell'edificio riporta le seguenti parole del re:
"Ho
costruito il tempio di Amon con bella pietra bianca, ho fatto i battenti delle
porte in legno di acacia incrostato d'oro e con cardini di bronzo; il nome di
Amon vi è intarsiato in pietre preziose".
Da queste brevi frasi si capisce il
livello estetico e la raffinatezza che il re esigeva per i suoi monumenti. Per
collegare il nuovo sito intitolato al dio Amon con quello più antico di
Karnak il sovrano fece preparare una strada oggi
denominata Viale delle Sfingi.
A Tebe Ovest, esattamente a Malkatta, invece,
fece costruire la residenza reale di fronte alla quale volle un grande bacino
artificiale. Qui il re si trasferì assieme alla corte e trascorse alcuni anni
tra feste e battute di caccia. Oggi, dell'immenso scavo che ospitò il bacino,
rimangono solamente le tracce e si conservano le rovine del palazzo ma gli
archeologi hanno potuto ricostruirne la planimetria e salvare alcuni pavimenti
splendidamente decorati.
Sempre a Tebe Ovest, Amenhotep III fece costruire il
proprio tempio funerario, di cui sopravvivono due immense statue, note con il
nome di "Colossi di Memnone", che da sole restituiscono
l'idea di quello che
doveva essere l'intero edificio, della cui parte posteriore si vedono pochi
resti.
Nell'incanto di questa cornice il re celebrò tre feste Sed. La prima
risale al trentesimo anno di regno, le altre due al trentaquattresimo e al
trentasettesimo. La prima di queste sacre ricorrenze fu celebrata in molte
località con cerimonie che si estesero da Tebe a Soleb in Alta Nubia, fino alla
città di Bubastis nel Delta del Nilo.
Tutto l'impero risuonava dei solenni
festeggiamenti in onore di Amenhotep III e l'eco di questi sfarzi giungeva fino
ai fratelli asiatici
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Sfinge del sovrano Amenothep III
offerente agli dei |

Unguentario con il none di Amenofi III
e Teye |
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