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LE CITTA'
AKHETATON (AMARNA)
LA CITTA' di AKHENATON
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Amarna




Akhetaton     La città del faraone ribelle
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The Great Hymn to the Aten
Il luogo scelto da Akhenaton per costruire la nuova capitale si trovava tra Tebe e Menfi sulla riva orientale del Nilo, protetta da una cerchia di pareti calcaree; la nuova capitale fu chiamata Akhetaton “orizzonte di Aton

Gli ingegneri di Akhenaton inventarono una nuova tecnica per erigere in fretta i grandi edifici.

I templi di Aton non erano provvisti di tetti, quindi non avevano bisogno di pareti massicce, così al posto di enormi parallelepipedi in pietra da trascinare, i costruttori tagliarono blocchi trasportabili da una sola persona che misuravano circa 50x25x25 centimetri. Gli operai che parteciparono agli scavi li chiamarono “talatat”, da talata, parola araba che significa tre, infatti ogni talatat è lungo circa tre mani.

Molti recavano scene di vita di Akhenaton e Nefertiti dipinti a colore vivaci, altri erano decorati con immagini ispirate alla realtà quotidiana dell’antico Egitto.

Questi blocchi di pietra furono ritrovati per la prima volta a Karnak intorno al 1840, provando l’esistenza di Akhenaton, una figura cancellata dalle antiche cronache. La città si estendeva lungo il Nilo per circa dodici chilometri e per altri cinque verso l’interno, un’ampia strada correva parallela al fiume e portava ai templi e ai palazzi del faraone.

Gli scavi hanno portato alla luce tre palazzi disposti lungo il Nilo a scala da nord a sud.
Il palazzo più meridionale, Maru- Aton, comprendeva un lago e dei magnifici giardini; all’estremità nord, il palazzo settentrionale pare sia stato costruito per soddisfare l’amore della famiglia per il mondo della natura: possedeva un enorme parco di cui sembra che il faraone ne avesse fatto un giardino zoologico.

Al centro sorgeva il palazzo ufficiale, costruito su un 'altura e collegato da un ponte alla reggia.
All’interno del perimetro si trovavano gli edifici pubblici: la sala del “tributo straniero”, la casa di Pa-Nehesi (primo servitore di Aton), la Casa di Vita, la scuola degli scribi e soprattutto l’archivio della corrispondenza del faraone in cui fu trovato il famoso epistolario diplomatico.

Il grande tempio di Aton occupava una posizione centrale rispetto ad altri santuari e probabilmente era il luogo di culto offerto alla devozione del paese.

Differentemente dagli altri templi egizi in cui si passava dalla luce all’ombra profonda del sancta sanctorum, il santuario di Aton spalancava ai raggi del sole i suoi cortili a cielo aperto e persino l’altare colmo di offerte.

Nella città di Akhenaton accorrevano moltissimi artigiani che su ispirazione del faraone realizzarono quell’arte naturalista e realista che costituirà un’autentica eccezione in un Egitto volto all’idealizzazione e incline, sovente, ad affidare le forme esteriori ad una sorta di ieraticità da sempre tacciata di rigidezza e mancanza di originalità.

Quando Tutankhamon lasciò Akhetaton per far ritorno a Tebe, la città fu abbandonata a se stessa e, ricoperta dalle sabbie del deserto.

Fu rinvenuta soltanto parecchi secoli dopo, grazie agli scavi francesi, tedeschi ed inglesi.


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