Capire i geroglifici - Parte seconda
L'alfabeto degli Egizi
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GRAFEMI MONOCONSONANTICI CHE FORMANO L'ALFABETO

Si ritiene interessante inserire la lista dei grafemi monoconsonantici al fine di un rapido riconoscimento nelle  frasi di esempio che si andranno a proporre usando gli stessi caratteri usati fino ad ora e  che formano  un vero e proprio alfabeto per cui gli antichi Egizi ebbero a disposizione uno strumento che avrebbe reso possibile una completa  trasposizione fonetica, ma lo usarono per trascrivere i nomi dei sovrani, i nomi stranieri, accadici,  indoeuropei   e più tardi quelli greci e romani.

Alcune lettere hanno più o meno lo stesso suono, altre sono intercambiabili, altre nel corso delle epoche sono state oggetto di variazioni.

 

  I BICONSONANTICI E I TRICONSONANTICI

 Come accennato nella prima parte, già nella fase arcaica  in aiuto ai grafemi dell'alfabeto  che esprimono un suono vengono prodotti segni che rappresentano due suoni oppure tre ampliando il numero degli ideogrammi e utilizzando una forma di rebus visivo per ciò che si andava scrivendo. Dei biconsonantici o sillabici se ne contano all'incirca 80 e a loro volta vengono preceduti o seguiti o entrambe le cose da un  segno alfabetico  che ne indirizza la lettura ripetendo il suono della prima o della seconda o entrambe le lettere del biconsonantici.

Sembra una complicazione ma in realtà facilita la lettura.

Analogo sistema viene usato per i grafemi triconsonantici i quali riproducono tre suoni e sono più o meno 50 di cui i più comuni sono circa una decina e anch'essi sono aiutati nella lettura  dai  segni alfabetici.

I grafemi di ausilio di questi due gruppi non si leggono e per la loro funzione vengono chiamati “complementi fonetici”.

Ecco alcuni esempi fra quelli che si incontrano più facilmente  con il loro valore fonetico; saranno facilmente riconoscibili nelle frasi che si andranno a formulare in seguito.

 BILITTERI COMUNI

TRILITTERI COMUNI

 I DETERMINATIVI.

Abbiamo già visto che gli Egizi nella loro scrittura dovettero usare un sistema in grado di chiarire ciò che si stava scrivendo quindi essendo i grafemi intercambiabili nel loro significato essi possono assumere valore di determinativo, cioè definire in modo certo per meglio chiarire e molte  volte sono segnalati da un trattino verticale, se i trattini sono tre il determinativo ha valore al plurale. I determinativi sono in gran numero e per evitare lunghe liste dal difficile esercizio mnemonico saranno inseriti mano a mano.

Si hanno ora gli strumenti per riuscire a comporre  alcuni vocaboli  semplici con una serie di esempi in cui vengono usati i grafemi mono-consonantici, bi-consonantici e triconsonantici  in compagnia dei loro complementi fonetici e con uno o più ideogrammi determinativi colorati in rosso, i quali  fissano immediatamente il significato.

Il grafema  quando ha funzione di determinativo non si legge pur avendo un valore fonetico. 

 r(e)npit =  fiori, dove il vaso e i fiori  sono determinativi, le aste danno il  plurale
h(e)ru =   giorno, il sole indica un periodo temporale
s(e)s=  paletto, il ramo indica oggetto in legno

TERMINI CON BILITTERI E TRILITTERI

 

k(e)m(e)t = Egitto dove ha il valore biconsonantico   e la civetta è il suo complemento fonetico,  il cerchio con croce indica città.
p(e)t  =  cielo, dove ha di per sé il valore di due consonanti  e di determinativo accompagnato da due complementi  fonetici.  
n(e)f(e)r  = bello, dove   ha  di per sé ha valore  di  tre  consonanti  accompagnato da due  complementi   fonetici.
K(he)p(e)r =  divenire, dove lo scarabeo ha da solo il  valore  di  tre consonanti accompagnato   dal suo complemento.

 Le frasi acquistano così caratteristiche la cui comprensione non deriva solo dalla  lettura ma è intuibile visivamente con componenti direi scenografiche, quasi come una pellicola cinematografica che si snoda  davanti  allo spettatore.  

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