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ABU SIMBEL
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Abu Simbel



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Considerato la più grande opera di Ramses II, il tempio rupestre di Abu Simbel è una vera meraviglia dell'antichità.

Abu Simbel è una località sul Nilo a sud di Assuan, nell'Egitto meridionale, dove intorno al 1250 a.C. il faraone Ramses II fece costruire diversi templi, tra cui due particolarmente importanti, scavati nella roccia.

L'interno del tempio maggiore, dedicato alle divinità di Eliopoli, Menfi e Tebe (Ra, Ptah e Amon), è profondo oltre 55 m ed è formato da una serie di ambienti e di camere che conducono al santuario.

Qui, grazie all'orientamento del tempio, due volte all'anno i raggi del sole nascente penetrano a illuminare le statue degli dei Ra-Harakhty, Ramesse e Amon-Ra, lasciando in ombra quella di Ptah.

Le quattro colossali statue, alte venti metri e interamente scolpite nella roccia, che raffigurano il faraone seduto all'ingresso, sono ormai diventate un'icona della civiltà egizia.

Tra i numerosi rilievi, una serie raffigura la battaglia tra egizi e ittiti a Qadesh; frequenti le iscrizioni, di notevole interesse storico, come quelle che mercenari greci incisero sulla base di due statue di Ramses nel VI secolo a.C., annoverate tra i più antichi esempi di scrittura greca.

Il tempio di Abu Simbel fu però sfortunato.
Anni dopo la sua costruzione fu gravemente danneggiato da un terremoto, che lesionò e sgretolò pilastri e statue, compresa tutta la parte superiore di uno dei colossi della facciata. La maggior parte dei danni fu riparata, ma nulla gli architetti reali poterono fare per l'enorme statua, i cui pezzi furono lasciati sul posto, dove il sisma li aveva fatti cadere. L'edificio fu completamente abbandonato diversi secoli dopo la morte di Ramses e la sabbia iniziò a seppellirlo, fino a lasciare scoperte solo testa e spalle delle grandi statue dell'ingresso.

Fu così che nel 1813 lo trovò lo studioso svizzero Burckhardt.  Restò inviolato ancora quattro anni,fin quando l'italiano Belzoni, dopo mesi e mesi di lavoro, riuscì finalmente a farsi strada tra la sabbia e a rimettere piede, primo uomo dopo migliaia di anni, all'interno del santuario.

Il vero pericolo per la sorte del tempio al quale Ramses aveva delegato la testimonianza della sua potenza e della sua origine divina, arriverà molto più tardi, quando il complesso rischierà di sparire per sempre sepolto da una valanga d'acqua. Nel 1960,infatti, il presidente egiziano Nasser aveva iniziato i lavori per la costruzione della grande diga di Assuan. Questa prevedeva la creazione di un enorme lago artificiale, un progetto importante per il paese, ma che rischiava di cancellare per sempre alcune delle più straordinarie testimonianze dell'antica civiltà dei faraoni.

Fu l'Unesco a lanciare il grido d'allarme, che si trasformò in una vera e propria campagna di salvataggio che coinvolse ben 113 Paesi, pronti ad aiutare l'Egitto con uomini, denaro e tecnologia.

Il progetto richiedeva che il tempio di Abu Simbel venisse smontato pezzo per pezzo e ricostruito 180 metri in più verso l'entroterra dopo aver innalzato il terreno di 65 metri rispetto al livello precedente. I lavori richiesero cinque anni, oltre duemila uomini, tonnellate di materiali e uno sforzo tecnologico senza precedenti nella storia dell'archeologia.

I blocchi numerati per ridar loro l'esatta posizione, furono riassemblati, e l'intero tempio fu ricostruito mantenendo persino l'originario orientamento rispetto agli astri e al nuovo corso del Nilo determinato dallo sbarramento di Assuan. Fu restaurato il paesaggio, e quando anche la montagna soprastante fu ricostruita, il puzzle fu finalmente completo. Dopo il trasferimento avvenuto nel 1965 è divenuta un'opera davvero unica al mondo, capace di unire in un unico sforzo tecnologico l'umanità a distanza di 3 millenni.

Il tempio minore, dedicato alla dea Hathor e alla regina Nefertari è più piccolo con una facciata di 27 m di altezza e di 11 m di larghezza.

Gli obelischi posti di fronte agli edifici rappresentavano una sorta di guida turistica dell'edificio stesso. In essi, infatti, venivano ricordati la storia dell'edificio, gli eventuali restauri ed abbellimenti successivi con i nomi dei faraoni che se ne erano occupati
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